napoli indagine plusvalenze procura figc
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Domani si svolgerà la prima udienza davanti al Tribunale Federale per il caso delle plusvalenze, in cui sono coinvolti undici club: Juventus, Napoli, Sampdoria, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Chievo, Novara e Pescara (nella prima tranche di accuse, mentre un secondo filone di indagine riguarda l’Inter). Calcio e Finanza ha potuto visionare, in particolare, il fascicolo della Procura FIGC riguardante il club partenopeo, che ruota come gli altri intorno a un passaggio in particolare: “Dal raffronto tra i corrispettivi riconosciuti nelle operazioni – si legge nell’atto della Procura -, corrispettivi effettivamente pagati non trattandosi di operazioni incrociate, con quelli delle operazioni segnalate da Covisoc si può notare che, quando le società devono sostenere esborsi finanziari effettivi, attribuiscono ai diritti alle prestazioni dei calciatori valori inferiori a quelli concordati nelle operazioni incrociate, pur trattandosi – in quest’ultimo caso – di calciatori che presentano carriera sportiva meno importante e profilo tecnico di minore caratura. Le transazioni comparabili dimostrano quindi che i valori attribuiti ai diritti oggetto di scambio senza trasferimenti di denaro o con conguagli di importo contenuto non corrispondono ai valori di mercato”.

Secondo i documenti ufficiali che Calcio e Finanza ha potuto visionare, l’indagine della Procura federale è nata in seguito alla ricezione della nota del presidente della Covisoc su operazioni sospette legate al calciomercato. Da qui, così, parte l’indagine della Procura FIGC, che esordisce spiegando come “gli accertamenti svolti e di cui si darà conto nel prosieguo, sono stati limitati alle operazioni incrociate segnalate dalla Covisoc alla Procura Federale; non si esclude che vi siano anche altre operazioni dello stesso tipo che coinvolgono le stesse società ovvero altri clubs”. 

L’indagine ha riguardato in particolare quindi le operazioni incrociate, ovverosia quegli affari “pressoché contestuali che coinvolgono le medesime due società ed i cui prezzi di compravendita si equivalgono o quasi, generando così crediti e debiti di pari importo che si estinguono per compensazione senza generare né incassi né pagamenti, quindi prive o pressoché prive di movimentazione finanziaria. Tali scambi incrociati generano così effetti patrimoniali (acquisti di diritti) ed economici (vendite di diritti) ma senza impegnare le società dal punto di vista finanziario”.

La Procura si è quindi mossa sottoponendo “a verifica di congruità i valori attribuiti dalle Società cedente e cessionaria a ciascun diritto”. “ll valore di mercato di un diritto alle prestazioni di un calciatore rappresenta il valore pagato dalla società acquirente, al termine di una contrattazione libera, reale ed effettiva di quel diritto sul mercato di riferimento”, spiegano i procuratori federali. Il tema delle plusvalenze resta un tema particolarmente delicato da valutare nel sistema calcio: d’altronde, e lo spiega anche la Procura FIGC, si parla di “pecularità del mercato calcistico”, dove dare una valutazione corretta per un giocatore resta comunque complicato (non esisterebbero nemmeno i classici “bidoni” o le sottovalutazioni di giocatori di grande valore”).

“Pur considerata la peculiarità del “mercato calcistico”, le compravendite oggetto dell’indagine presentano aspetti “anomali” che rendono verosimile che la trattativa condotta sia stata influenzata da ragioni che esulano dall’ambito tecnico/sportivo per sconfinare nelle “politiche di bilancio””. Anche perché, prosegue la Procura, le operazioni di mercato sono così diventate “uno strumento utilizzato dalle società per contabilizzare ricavi superiori a quelli realmente realizzati nonché per iscrivere nell’attivo patrimoniale valori delle immobilizzazioni immateriali superiori al reale, con conseguente effetto migliorativo sul Patrimonio Netto”. 

Tra i club finiti nel mirino, la Procura analizza anche la situazione del Napoli: tra le 17 operazioni segnalate dalla Covisoc che vedono interessare 62 calciatori, 5 infatti “vedono coinvolto la SSC NAPOLI, in qualità di cedente o cessionaria del diritto alle prestazioni di 5 calciatori”, spiega la Procura, riguardanti tutte l’affare Osimhen. Complessivamente, le cessioni sono valse 20,1 milioni per complessivi 19,8 milioni di plusvalenze, mentre gli acquisti hanno portato un esborso pari a 71,2 milioni. Tuttavia, è l’accusa degli inquirenti, il reale valore dei giocatori ceduti è pari a 470mila euro, con plusvalenze fittizie per 19,3 milioni.

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Inoltre, il reale valore di Osimhen secondo la Procura è pari a 52 milioni rispetto ai 71,2 iscritti a bilancio: “pertanto, risulta iscritto nell’attivo patrimoniale un maggior valore di Euro 19.250.000 e maggiori ammortamenti per euro 7.700.000”. 

Operazioni che hanno avuto effetto diretto, così, sul patrimonio netto del club:

  • bilancio semestrale al 31 dicembre 2020: patrimonio netto rettificato da 108,8 a 74,1 milioni;
  • bilancio trimestrale al 31 marzo 2021: patrimonio netto rettificato da 85,2 a 56,2 milioni.

Complessivamente, l’impatto sul patrimonio netto secondo la Procura FIGC è di 28,9 milioni di euro al 31 marzo 2021.  Cifre che, tuttavia, secondo l’accusa non hanno avuto impatto sulla possibilità del club di iscriversi o meno al campionato o di rispettare gli altri paletti: motivo per cui il deferimento nei confronti del Napoli riguarda solo l’illecito amministrativo che può portare al massimo a una sanzione.

Per quanto riguarda i dirigenti, sono 5 i manager del club partenopeo che sono stati deferiti dalla Procura FIGC:

  • Aurelio DE LAURENTIS
  • Jacqueline MARIE BAUDIT
  • Edoardo DE LAURENTIS
  • Valentina DE LAURENTIS
  • Andrea CHIAVELLI

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