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Serie A utilizzo Under 21 – La mancata qualificazione al Mondiale in Qatar ha riacceso il dibattito sulla qualità del calcio italiano, sui giovani e i campionati Primavera, oltre che sulle prospettive azzurre. In molti hanno invocato una rivoluzione, chiedendo regole che impongano l’utilizzo di un certo numero di giovani italiani nelle squadre di Serie A.

A supporto dei sostenitori di quest’ipotesi vi sono i numeri evidenziati dal report settimanale del CIES Football Observatory che classifica 60 campionati a livello mondiale in base alla percentuale di minuti giocati dall’inizio del 2021 da calciatori Under 21. La Serie A si piazza al 52esimo posto con una percentuale pari al 3,9% e la Serie B non fa tanto meglio con meno del 5% che vale il 42esimo posto in questa speciale graduatoria. Le percentuali maggiori si registrano nella massima divisione venezuelane (18,8%) e danese (16,5%). La Saudi Pro League è all’estremo opposto con solo l’1,6%.

Per quanto riguarda l’età media va leggermente meglio per i campionati nostrani. La Serie A è 37esima con un’età media di 27,4 anni, mentre la Serie cadetta è 24esima con 27,1 anni. In questo caso i valori più bassi si sono registrati nella massima serie croata (25,3 anni), nella Liga Expansión messicana e nella Superliga danese (entrambe 25,4 anni).

Serie A utilizzo Under 21 – Le parole di Nicolato

Anche Paolo Nicolato, commissario tecnico dell’Under 21, ha parlato di questa possibilità nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Un numero minimo di italiani in rosa? Non so se questa ipotesi sia percorribile dal punto di vista giuridico. È chiaro che dobbiamo trovare qualcosa. Quello che noi decidiamo di fare oggi, se decidiamo di farlo, si vedrà fra qualche anno”.

Al contempo Nicolato evidenzia però un’ulteriore problematica: “È vero che ci sono pochi calciatori italiani che giocano, ma è anche vero anche che c’è un livello dei giovani che è abbastanza basso, ed è basso perché c’è stato un grosso disinvestimento nei settori giovanili, e le società sono in difficoltà e fanno fatica a dare continuità dirigenziale ed anche tecnica. Ci sono una serie di componenti da sistemare”.

“La Nazionale è la punta di un iceberg. Noi dobbiamo andare a trovare all’interno dell’iceberg se c’è un modo per risolvere le cose. Qualche domanda in più bisogna porsela. Questo è un momento in cui nessuno può girare la testa da un’altra parte, dobbiamo unire le forze e le competenze per capire cosa c’è sotto questa punta. Non possiamo pensare di risolvere il problema partendo da sopra. Sopra c’è il risultato di un lavoro che stiamo facendo o non facendo nel corso degli anni”.

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