La vendita de L’Espresso fa scioperare La Repubblica

Il gruppo editoriale GEDI – controllato da Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann – ha ufficializzato ieri la cessione della storica testata L’Espresso. Per protesta, la redazione del settimanale è in…

Perchè Repubblica non è in edicola

Il gruppo editoriale GEDI – controllato da Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann – ha ufficializzato ieri la cessione della storica testata L’Espresso. Per protesta, la redazione del settimanale è in sciopero. E – come riportato da Il Corriere della Sera – ha deciso di scioperare anche La Repubblica, che oggi non è in edicola.

L’assemblea dei redattori ha proclamato «lo sciopero a oltranza delle firme, sia sul settimanale cartaceo che online, e conferma l’astensione dal lavoro per impedire l’uscita del prossimo numero». «La redazione di Repubblica – si legge nella nota – ritiene che la cessione dell’Espresso sia un atto grave che mette a repentaglio il futuro di tutto il gruppo GEDI. Cedere la testata capostipite di Repubblica e patrimonio del giornalismo italiano segnala una grave mancanza di fiducia sullo sviluppo a lungo termine».

«La proprietà, mentre i colleghi sono impegnati nei teatri di guerra, conferma una strategia di riorganizzazione e ridimensionamento: cessioni di testate, accorpamenti di rami d’azienda e uscite incentivate del personale. […] Una deriva che non può essere ulteriormente accettata in silenzio». Venerdì scorso si era già dimesso il direttore Marco Damilano. Il settimanale ora entrerà a fare parte di BFC Media, società controllata dall’imprenditore Danilo Iervolino, nuovo patron della Salernitana.

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«L’Espresso è un grande giornale che rappresenta un nuovo paradigma nella costruzione di un gruppo con contenuti multimediali, la prima media-tech italiana. È un progetto per me entusiasmante. Il giornale resterà indipendente, critico e aperto. Rimarrà cartaceo e settimanale. Accompagnerà quella che viene definita la società 5.0. Dialettico, mai assertivo e, rassicuro tutti, non abbiamo nessuna intenzione di licenziare e ristrutturare, ma di rilanciare e sviluppare», le parole dell’uomo d’affari.

Nonostante la crisi, ha aggiunto, «l’editoria mi piace, penso di non fermarmi qui. Non c’è ancora nessuno nel cono visivo, ma interesse vivo per qualche altra acquisizione. L’editoria ha ancora dei valori economici inespressi, i media devono saper valorizzare l’audience trasformandola in community. L’Espresso resterà fisico ma molto digitale, penso a una web tv, servizi e prodotti a pagamento per gli utenti. I media hanno un grande pubblico che non diventa moneta sonante solo perché c’è un approccio vecchio».

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