Serie A strategia diritti tv
(Foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

Matteo Mammì, CEO per la zona EMEA (Europe, Middle East, and Africa) di Helbiz, piattaforma di micromobilità, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Sole 24 Ore. Pochi mesi fa, alla guida di Helbiz Media, ha deciso di puntare sui diritti della Serie B da associare come “regalo” ai clienti dei propri servizi. Una strategia sulla scorta di quella di altri player, che decidono di utilizzare il calcio come volano per il proprio core business.

Parlando di Serie A, Mammì non ha dubbi: le dimissioni del presidente della Lega, Paolo Dal Pino, sono parte di un quadro in evoluzione. Il rischio è quello di crollare se non dovesse intervenire la consapevolezza «che l’equazione della monetizzazione che ha funzionato per 20 anni ora non regge più. I broadcaster che immettono nel sistema tutti i soldi di cui quel sistema ha bisogno ormai sono un’illusione». Una possibilità di salvataggio potrebbe essere «un progetto canale Tv della Lega, da portare avanti con un partner finanziario forte che assicuri i flussi di cassa per la fase iniziale».

A questo proposito, Dal Pino era alla ricerca di fondi di investimenti. «Troppo estraneo al sistema. Ho imparato che il “sistema calcio” ha bisogno di persone che non siano outsider, ma che conoscano bene il sistema da dentro. Tanto meglio poi se queste persone sono un po’ illuminate».

Mammì, arrivato in Helbiz accompagnato da un percorso lungo e tutto legato ai diritti sportivi, ha lasciato Sky nel 2018, atteso dalla sfida per la poltrona di amministratore delegato della Lega Serie A, poi però andata all’attuale AD Luigi De Siervo. Oggi sui diritti sportivi Helbiz, facendo le dovute proporzioni, sta seguendo la falsariga di Amazon: diritti come killer application per supportare il vero core business che va oltre l’audiovisivo.

Matteo Mammì

Mammì non ha dubbi: occorre guardare al tema con un’ottica differente rispetto al passato. «Il value for money, come lo chiamavamo in Sky, è oggi differente. Finora abbiamo avuto un consumatore disposto a spendere per un pacchetto pay come quelli messi in vendita da Sky. Oggi l’intervento degli Ott, le piattaforme di videostreaming, con la diffusione della fibra e dell’Iptv, insieme alla pirateria, hanno messo in crisi un’equazione che ha retto 20 anni e che ha finanziato il sistema. Il prodotto deve essere di qualità. Sky negli anni ha abituato il consumatore a una qualità altissima. Da lì, indietro, non si può tornare. È una legge ferrea del processo evolutivo».

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