Sport e geopolitica
(Photo by Pool/Getty Images)

Si prospetta un 2022 molto importante per il mondo dello sport sia dentro che fuori dal campo. Nei prossimi mesi, infatti, si terranno in tutto il pianeta eventi sportivi di altissimo livello, con picchi di interesse per i Giochi Olimpici Invernali che si svolgeranno a Pechino e la Coppa del Mondo FIFA, che si terrà in Qatar e che per la prima volta nella storia si giocherà nei mesi di novembre e dicembre.

Due grandissimi eventi circondati da tornei e campionati che si svolgono ogni anno. Già a gennaio si corre in Arabia Saudita il Rally Parigi-Dakar, mentre in Camerun si sta disputando la Coppa d’Africa. A febbraio ripartirà invece la UEFA Champions League – con la fase più calda, quella a eliminazione diretta – mentre ad aprile inizierà la nuova edizione del campionato del mondo di Formula 1.

Eppure – analizza il Professor Simon Chadwick sulla piattaforma GeoSport – il contesto all’interno del quale ciascuno di questi verrà messo in scena è in continua evoluzione, ed è già cambiato negli ultimi tre decenni. Il mondo dello sport, e il ​​mondo in generale, sono molto diversi da come erano nel 20° secolo. Per fare un primo esempio, la Formula 1 si è spostata molto di più fuori dall’Europa rispetto a vent’anni fa.

Allo stesso modo, l’Arabia Saudita è diventata la sede della Parigi-Dakar. La UEFA Champions League è invece ancora sponsorizzata dalla società energetica statale russa Gazprom, coinvolta nella competizione da quasi un decennio. Non vende nulla direttamente ai consumatori, ma conclude accordi per vendere gas ai Paesi.

In Camerun, i quattro stadi utilizzati durante la Coppa d’Africa sono stati costruiti dalla Cina, a testimonianza della diplomazia in tema stadi da parte della nazione dell’Asia orientale. Le sedi sono state donate al Camerun dal governo di Pechino o sono state finanziate tramite prestiti agevolati (concessi al di sotto dei tassi di mercato). La ragione di questa mossa risiede nel fatto che la nazione africana ha risorse naturali di cui la Cina ha bisogno per sostenere la sua crescita economica.

Anche le Olimpiadi invernali in Cina sono significative, poiché si svolgono sullo sfondo di relazioni sempre più intricate con l’Occidente, tra le preoccupazioni per la minoranza uigura nello Xinjiang e la gestione di casi come quello della tennista Peng Shuai. In questo modo la Cina cerca di affermarsi come host leader per gli eventi, come membro importante dell’industria sportiva globale e come forza economica e politica sempre più potente.

Da non tralasciare poi la Coppa del Mondo FIFA in Qatar. Il più grande evento del calcio è servito come base per la costruzione della nazione, il branding nazionale e l’utilizzo del cosiddetto soft power, mentre il piccolo stato del Golfo cerca di ripulire la sua immagine e la sua reputazione globali. Una cosa non semplice, dato che il Qatar rimane sotto osservazione tra le preoccupazioni per le condizioni dei lavoratori, l’uguaglianza e il trattamento dei gruppi minoritari.

Accanto alla geografia, anche la politica sta facendo la sua parte nel 21° secolo, in particolare attraverso il ruolo crescente che i governi e gli Stati stanno giocando. Ad esempio, l’Arabia Saudita sta spendendo miliardi di dollari per lo sport, che il governo di Riyadh ritiene essere il mezzo attraverso il quale promuovere un’agenda di riforme interne comunicando un’immagine più progressista al resto del mondo.

Il modo in cui geografia, politica ed economia interagiscono tra loro fa sorgere la necessità di un nuovo modo di concepire lo sport, che può essere definito l’economia geopolitica dello sport. Dopo tre decenni di profondi cambiamenti, tra cui globalizzazione e digitalizzazione, lo sport non è più semplicemente una questione di competizione sul terreno di gioco, ma si estende ben oltre questi confini.

Ci sono tuttavia problemi importanti associati all’economia geopolitica dello sport, sostiene il Prof. Chadwick. Ad esempio, mentre il Qatar crede di essere impegnato nella costruzione della nazione, i critici sottolineano i problemi del Paese con le condizioni dei lavoratori. Nel caso dell’Arabia Saudita, mentre lo Stato cerca di diventare un importante host mondiale di eventi sportivi, molti accusano il Paese di riciclare la propria immagine e la propria reputazione attraverso lo “sportwashing”. Pertanto, quando i tifosi si prepareranno quest’anno a godersi alcuni dei loro eventi sportivi preferiti, varrà la pena ricordare che lo sport rimane un gioco importante, ma le cui lotte si sono spostate sempre più su terreni geografici, politici ed economici.

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