(Foto: Stefano Guidi/Getty Images)

«Il long Covid è un problema serio per gli atleti professionisti. La guarigione che sembra piena è lenta e parziale». Così il professor Roberto Burioni – tramite il suo profilo Twitter – commenta i risultati di una recente ricerca condotta da tre economisti, Kai Fischer e W. Benedikt Schmal della Heinrich Heine University e J. James Reade dell’Università di Reading e rilanciata da The Economist.

Con il termine “long Covid” si intende il protrarsi per settimane, a volte mesi, di sintomi dopo il superamento della fase acuta della malattia. I disturbi più segnalati e ricorrenti sono dolori diffusi, spossatezza, difficoltà a concentrarsi e un senso generale di debolezza.

«Per i calciatori d’élite, gli effetti del Covid-19 si protraggono per mesi. Molto tempo dopo l’infezione, i giocatori giocano meno minuti e completano meno passaggi», è il titolo utilizzato da The Economist a corredo della ricerca. All’interno viene citato anche il giocatore della Juventus Paulo Dybala: «Dopo cinque minuti di movimento ho dovuto fermarmi perché facevo fatica a respirare», raccontava l’argentino nel marzo del 2020.

Gli autori «hanno rilevato una riduzione del 9% nei minuti giocati. I passaggi completati sono scesi del 6% e non sono tornati alla normalità per mesi». In particolare, un grafico mostra che i minuti giocati raggiungono mediamente il minimo circa 75 giorni dopo aver contratto l’infezione, mentre gli effetti sul numero di passaggi completati sono visibili fino a quattro mesi dopo la guarigione.

(Un grafico dallo studio pubblicato da The Economist)

Nelle 10 settimane successive all’infezione, inoltre, si è verificato un calo medio del punteggio di 0,14. Ma dopo 10 settimane – scrive il settimanale inglese – queste prestazioni sono tornate lentamente alla normalità, suggerendo che i giocatori dovrebbero forse recuperare con  più settimane di riposo dopo essersi contagiati.

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