Blatter tangenti Qatar
(Foto: Dennis Grombkowski/Getty Images)

L’inchiesta dell’Fbi che ha portato alla luce diversi casi di corruzione fra gli alti dirigenti della Fifa per assegnare i Mondiali del 2018 alla Russia e quelli del 2022 al Qatar è costata a Michel Platini e Sepp Blatter le presidenze di Uefa e Fifa.

Proprio il dirigente svizzero è tornato sul tema, all’interno del documentario “The man who sold the World Cup”, in onda dal 21 ottobre su Discovery+: «La Fifa non era corrotta. Le persone nella Fifa lo erano», le parole di Blatter riportata da La Repubblica.

Blatter, ingombrante protagonista della storia, si difende ma non si nasconde: «Il Qatar ha pagato tangenti per ospitare i Mondiali? Non lo so, non l’ho visto. Ma per ottenere la Coppa del Mondo tutto è possibile».

L’ex presidente della Fifa punta il dito contro il suo successore, Gianni Infantino: «Sono in pace con me stesso e con il mondo, ma non con il mio successore. Si è rivoltato contro di me, è stato ingiusto», ha raccontato ancora.

Il filmato, diviso in due puntate da un’ora ciascuna, segue due personaggi lontani ma simili. Il primo è Mohammed Bin Hammam, figlio di un’infermiera di Doha, self made man diventato ricco costruendo grattacieli, appassionato di pallone e per decenni ministro degli esteri del progetto di grandezza calcistica della famiglia reale di Doha.

Il secondo uomo su cui si incentra il racconto è l’incredibile Chuck Blazer, morto nel 2017 senza avere fatto un solo giorno di prigione, primo statunitense nel board della Fifa. Ha vissuto per anni a New York in due appartamenti nella Trump Tower: uno per sé, l’altro per i suoi gatti.

È grazie alla collaborazione di Blazer, milionario ma completamente sconosciuto al fisco americano, che Fbi e agenti contabili sono riusciti a scardinare un sistema di corruzione finalizzato ad accaparrarsi l’organizzazione dei Mondiali, «che peraltro non producono ricchezza al Paese che li ospita», spiega Blatter.

L’ex papa del calcio se la prende anche con Platini. Lo accusa di avere cambiato idea nel 2010, su spinta dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, e di avere fatto vincere nella corsa il Qatar: «Una settimana prima dell’assegnazione mi chiamò Michel. Disse che gli era stato chiesto di votare per il Qatar. Avrebbe dovuto dire di no al suo presidente. Avrebbe fatto qualcosa di buono per il mondo, non per un solo Paese».

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