Inter nuovi soci
(Foto: Imago Images, via Onefootball)

Nuova bocciatura per Evergrande, il colosso cinese dell’immobiliare schiacciato sotto il peso di 100 miliardi di dollari di debito e su cui pende sempre più lo spettro del default, con un’onda d’urto che si propaga per le obbligazioni del real estate della Cina.

L’agenzia Moody’s ha abbassato per la terza volta da giugno il merito di credito della società, portandolo da “Caa1” a “Ca”, ovvero a un passo dal default, con un outlook negativo. Il titolo Evergrande è arrivato a perdere l’8,5% alla Borsa di Hong Kong, chiudendo poi in calo del 7,75% a 3,57 dollari di Hk, ai minimi dal 2015.

Gli scambi sulle sue obbligazioni sono stati sospesi temporaneamente per la seconda volta nell’arco di pochi giorni sul mercato di Shenzen, dopo un calo superiore al 20%. Le già grandi difficoltà del gruppo sono aumentate con l’introduzione di regole più severe sulla leva finanziaria e sul mercato del real estate decise da Pechino.

Oltre ad essere ritenuto il gruppo immobiliare più indebitato del mondo, Evergrande è uno dei maggiori gruppi privati cinesi, occupa – secondo le sue indicazioni – 200mila persone e genera indirettamente 3,8 milioni di posti di lavoro in Cina. Un suo collasso avrebbe pesanti conseguenze non solo sull’economia, ma anche sulla stabilità sociale del Paese.

Ad essere vigile sugli sviluppi di Evergrande, ricordiamo, è Zhang Jindong, che attraverso Suning Holdings Group controlla l’Inter Campione d’Italia in Serie A. Nel 2017 Zhang, non attraverso la quotata Suning.com ma tramite una controllata di Suning Appliance, aveva anticipato ad Evergrande capitali per 20 miliardi di yuan (circa 2,6 miliardi di euro), sottoscrivendo azioni di classe A di Evergrande Real Estate (nota anche come Hengda Real Estate) destinate alla quotazione in borsa, con la promessa di forti dividendi.

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