(copyright: Cecilia Fabiano LaPresse/via Onefootball)

«Lo sport, dopo quanto ha subito nel corso di questi oltre 18 mesi di pandemia, ha bisogno di azioni concrete e di interventi strutturali che rimangano nel tempo. Stiamo infatti parlando di un settore che produce il 2% del Prodotto interno lordo e che va adeguatamente supportato e strutturato».

Lo dice Valentina Vezzali, sottosegretario allo Sport, intervenendo all’evento `Il coraggio della sfida. Andare oltre i limiti´, organizzato in occasione del Meeting di Comunione e Liberazione che ha preso il via questa mattina alla fiera di Rimini. Vezzali ha colto l’occasione del Meeting per dare maggiore risalto alle richieste di aiuto del mondo dello sport italiano.

Vezzali sottolinea l’urgenza di intervenire sul fronte della sedentarietà, soprattutto fra i più giovani, e spiega che «nel 2019, ancora prima dell’avvento della pandemia, un giovane su cinque nella fascia di età tra i 3 e i 17 anni era sedentario. E dopo la pandemia il dato si è tristemente aggregato. L’Italia è al quintultimo posto in Europa per numero di praticanti sportivi. Una situazione poco dignitosa per un Paese come il nostro che, invece, staziona dal 1996 nella Top 10 del Medagliere olimpico».

Per il sottosegretario una delle cause è di carattere culturale, «l’Italia è un paese di sportivi da divano. Siamo tutti pronti a tifare la Nazionale e gli azzurri ma in pochi poi si alzano dalla poltrona per emularli. Dobbiamo invece motivare gli italiani verso stili di vita sani ed attivi. Questo, oltre ad arrecare salute e benessere, comporterebbe un risparmio di circa 80 milioni di euro l’anno per le casse dello Stato ogni 215.000 persone, ovvero lo 0,3% della popolazione che spostiamo da una vita completamente sedentaria ad una vita attiva» conclude.

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