(copyright: Jorgen Jarnberger/via Onefootball)

Il futuro del pallone europeo è in bilico. Come riporta Repubblica, la UEFA ha convocato leghe nazionali, club, federazioni e rappresentanti di giocatori, allenatori, agenti e probabilmente tifosi in quelli che saranno dei veri e propri Stati generali del calcio continentale.

L’appuntamento sarà a settembre, tra il 9 e il 10, presso la sede di Nyon. L’obiettivo, riporta il quotidiano, è di definire, dopo una seconda convention a ottobre, i principi delle nuove regole economiche e finanziarie e poi di ratificarle a febbraio, sempre con l’avallo della Commissione europea: entrerebbero in vigore da luglio 2022, con una transizione di una/due stagioni.

Diverse le questioni da discutere. Anzitutto il fair-play finanziario, che non verrà stravolto nella sua funzione di controllo, ma che probabilmente vedrà cambiato il modello strategico: non si punterà tanto alla verifica dei conti passati, col rischio di non punire le distorsioni del presente, quanto appunto a bloccare sul nascere i dribbling alle norme.

Vi è poi la questione dello squad cap, un tetto agli ingaggi commisurato ai ricavi delle società e compatibile col diritto europeo. Al momento vi sono soltanto ipotesi di percentuali (soglia del 60% o 70% degli introiti destinabili agli stipendi), ma la certezza è che serviranno sanzioni per renderlo efficace.

Altre possibilità sono la luxury tax per chi spende troppo, da ridistribuire ai club virtuosi attraverso un fondo comune, e i finanziamenti agevolati da 2 a 6 miliardi di euro per affrontare meglio le nuove regole. Tuttavia, una delle principali novità potrebbe riguardare i giocatori in prestito: l’obiettivo è impedire gli oligopoli di chi acquista più giocatori di quanti ne può impiegare, smistandoli dove meglio crede. Il tutto con un freno alle multiproprietà.

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