Gravina azionariato popolare
Gabriele Gravina (copyright: Nicolò Campo/via Onefootball)

Il piano per salvare il calcio italiano ha un nome: si chiama “Project Fenice”, progetto fenice, ed è il documento inviato dalla FIGC al governo Draghi settimana scorsa. Come riporta Repubblica, al centro delle richieste vi sono alcuni interventi pubblici: meno tasse per i calciatori, finanziamenti per 500 milioni, agevolazioni per settori giovanili e calcio femminile. In cambio, viene offerto un monitoraggio settimanale delle spese dei club.

Il documento, firmato da Pwc, analizza la crisi in cui il calcio italiano versa da ormai 12 anni, per poi presentare nel dettaglio le richieste. Secondo la società di revisione, nel decennio pre-Covid il calcio professionistico italiano ha prodotto perdite per 4,1 miliardi di euro e l’indebitamento si è quadruplicato. Sono 4 anni che i margini operativi si riducono a causa del costo del lavoro, cresciuto mediamente del 4,6% all’anno.

Poi è arrivato il Covid: -302 milioni di euro dei ricavi da stadio, -228 milioni dagli sponsor, -334 milioni dalle plusvalenze. Perdite per oltre un miliardo, a cui sono stati corrisposti ristori per soli 5 milioni, contro i 900 milioni del settore cinematografico e audiovisivo.

Il calcio italiano chiede quindi finanziamenti per 500 milioni di euro, divisi tra 360 milioni alla Serie A e il restante tra Serie B e C. Inoltre, viene chiesto di allargare i vantaggi fiscali del decreto crescita a tutti i trasferimenti, non soltanto ai residenti in Italia da almeno due anni. Il rischio, secondo Repubblica, sarebbe però quello già visto col decreto crescita: dimezzare la contribuzione fiscale senza incidere sul costo del lavoro.

La FIGC propone misure in cambio. L’obiettivo è quello di sviluppare misure di controllo settimanali, per promuovere l’autosufficienza del sistema calcio, da raggiungere tramite un tetto di spesa in linea con i flussi di cassa. Un hub della Federcalcio dovrebbe monitorare su base settimanale o mensile tali flussi, e verrebbe introdotto un Salary cap, con luxury tax sui trasferimenti che lo sforano. In linea con le misure che sta adottando la Uefa.

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