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Tifosi allo stadio a San Siro (foto Imago Images via Onefootball)

Il Governo viene incontro al mondo del calcio, assicurando riaperture al 50% della capienza per l’inizio del campionato ad agosto. Tuttavia, viene posta una condizione: il comma 2 del decreto del 22 luglio conferma l’obbligo di distanziamento, almeno un metro, tra un seggiolino e l’altro.

Sorge quindi un problema non indifferente, evidenziato dalla Gazzetta dello Sport: quasi nessuno stadio in Italia può assicurare un metro di distanza tra un posto e l’altro, di conseguenza la capienza del 50% risulta impossibile da raggiungere. L’unica eccezione è dettata dall’Allianz Stadium, casa della Juventus, che vanta seggiolini molto più larghi della media italiana.

San Siro, per esempio, non rispetta i parametri, avendo soltanto 88 cm tra un posto e l’altro, e potrebbe aprire le porte “soltanto” a 25mila spettatori. Se si fosse obbligati a considerare tra uno spettatore e l’altro non uno, ma due seggiolini vuoti, a quel punto gli stadi verrebbero riempiti soltanto al 30% circa, e non più al 50%. L’allarme è stato lanciato da Beppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, club che risulterebbe più penalizzata dalla norma.

«So che il presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, si sta prodigando per venire incontro a questa esigenza delle società – ha spiegato Marotta -. Sarebbe forse più utile eliminare il metro di distanziamento tra un posto e l’altro tenendo obbligatorio il Green Pass, che al momento rappresenta il massimo della tutela per tutti».

Considerando, in ogni caso, che anche la stessa capienza al 50% non basterebbe alle società, che spingono per aperture ulteriori. La sottosegretaria Vezzali parlava di “punto di partenza”, puntando a un 75% in breve tempo. Ma stando così le cose, nemmeno la capienza concordata del 50% verrebbe raggiunta, risultando un problema considerevole per le casse dei club.

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