Setti indagine Verona
(Foto: Imago Images, via Onefootball)

«Era una catena di controllo societaria, le aziende erano delle partecipanti della Hellas Verona che era il “gioiello di famiglia” che veniva spostato, a seconda delle esigenze. Era l’unico asset produttivo, produttore di reddito».

Così il colonnello Fabio Ranieri, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Bologna, ha spiegato, a margine della conferenza stampa, il sistema che ha portato alla scoperta delle operazioni societarie alla base dell’inchiesta chiamata “Scala Greca”.

Al termine degli accertamenti, è stato indagato per appropriazione indebita e autoriciclaggio il patron dell’Hellas Verona Maurizio Setti. Secondo le indagini, parte del denaro della società calcistica sarebbe stato impiegato per “ristrutturare” un’altra società. Hellas Verona, ha aggiunto Ranieri, «era l’unica cassa dalla quale attingere per potere compensare le difficoltà di alcune società, non del settore calcistico, del gruppo».

L’indagine, che ha portato al sequestro di 6,5 milioni a carico di Setti, nasce dal contrasto tra lo stesso Setti e Gabriele Volpi, finanziere, ex presidente dello Spezia Calcio. La richiesta di sequestro della Procura muove proprio dall’iniziativa nella qualità di creditore di Volpi che, sottolinea il Gip Sandro Pecorella, «ha indubbiamente finanziato Setti nella sua impresa di prendere in gestione la società di calcio».

Setti, infatti, «per acquistare e gestire la società Hellas Verona si è interamente fatto finanziare da società riconducibili a Volpi», osserva ancora il giudice nel provvedimento di sequestro.

A fronte della controversia tra Volpi e Setti, che ha dato luogo a un contenzioso civile culminato in richieste di fallimento di società, accolte in primo grado e poi respinte in appello, da parte di Setti c’è stata una serie di ripetuti trasferimenti della partecipazione sociale dell’Hellas Verona «che allo stato non paiono giustificati da altra ragione se non quello di vanificare i tentativi del suo contradditore di recuperare il credito», per cui Volpi ha vittoriosamente instaurato un giudizio civile in Lussemburgo, nel 2018.

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