Astori richiesta condanna medico
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Un anno e sei mesi. E’ questa la la condanna chiesta dal pm, Antonino Nastasi, del tribunale di Firenze, nei confronti del medico Giorgio Galanti, l’ex direttore dell’Istituto di medicina sportiva dell’ospedale Careggi di Firenze, accusato di omicidio colposo nel processo in corso per la morte di Davide Astori.

Il calciatore morì tragicamente prima di una partita di calcio. Il 4 marzo 2018 venne rinvenuto senza vita in un albergo di Udine che ospitava la Fiorentina prima della partita contro l’Udinese del 27esimo turno di Serie A.

Tre anni fa, dopo la morte del calciatore, la procura del capoluogo friulano aprì un fascicolo. Successivamente venne eseguita l’autopsia e acquisite le cartelle cliniche del calciatore, contenenti l’idoneità all’attività agonistica.

Nel giugno del 2018, gli atti vennero trasmessi alla procura di Firenze, perché venne ipotizzata una responsabilità medica proprio in ordine alle visite medico-sportive effettuate dal professionista. I pm toscani affidarono una consulenza allo specialista di Padova, Domenico Corrado, e sulla base di quel parere, iscrissero sul registro degli indagati l’ultimo medico che aveva firmato l’idoneità di Astori, il direttore della medicina sportiva di Careggi (oggi in pensione) Giorgio Galanti.

Per Galanti è scattata la richiesta di rinvio a giudizio, perché secondo i consulenti della procura, i risultati delle prove da sforzo a cui era stato sottoposto Astori sette mesi prima della sua morte, avrebbero dovuto suggerire ulteriori accertamenti, che avrebbero fatto scoprire la cardiomiopatia aritmogena di cui Astori soffriva.

Ma alla consulenza di Padova ha risposto quella della difesa del professor Galanti, che ribalta le conclusioni dell’accusa e stabilisce che nessun esame avrebbe potuto indicare quel male del cuore del calciatore, che mai aveva avuto sintomi. Per questo, il giudice ha disposto una terza perizia, nel corso del procedimento con il rito abbreviato a cui ha deciso di aderire l’imputato, accusato di omicidio colposo.

A firmare la terza perizia, un cardiologo e un medico legale di Torino, il professor Fiorenzo Gaita e il dottor Gianluca Bruno. «L’holter Ecg indicato all’interno delle linee guida cocis non è stato eseguito. Avrebbe potuto, ma non con alta probabilità (vista la variabilità della aritmie) identificare aritmie maggiori che, se documentate, avrebbero indirizzato ad ulteriori indagini di terzo livello», scrivono i due periti.

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