L’Inter ha presentato oggi il suo nuovo logo. Un rebranding che ha fatto storcere il naso ai puristi, molto legati allo stemma storico in cui figurava, stilizzato, l’acronimo FCIM, ovvero Football Club Internazionale Milano.

Ma che ha anche trovato numerosi apprezzamenti per il nuovo marchio in cui sono evidenziate le lettere I e M, simbolo di Inter Milano.

E’ evidente che la proprietà nerazzurra ha voluto non solo richiamare al modo con cui il club viene chiamato all’estero (Inter Milan), ma soprattutto enfatizzare il nome della città in cui l’Inter ha sede e di cui è uno dei simboli. E in questo quadro non sorprende che il motto associato la rebarnding è “I am Milano”, ovvero “Io sono Milano”.

Orgoglio delle proprie radici? Rivendicazione dell’anima della città in salsa nerazzurra? Può darsi. Ma c’è anche di più.

Tra i grandi esperti di marketing infatti sta emergendo sempre più, soprattutto per quanto riguarda il Vecchio continente, la linea di privilegiare l’Europa delle città piuttosto che quella delle nazioni.

In questo quadro l’Inter può sfruttare in un mondo sempre più globalizzato che strizza l’occhio anche a Paesi non calcisticamente di grande tradizione (come ad esempio gli Stati Uniti) l’immagine internazionale di Milano, nota al mondo per essere una città smart, capitale della moda e del design. Un ruolo che si spera dovrebbe presto recuperare una volta passata la pandemia.

Non a caso negli ultimi anni molte squadre ancorate a città di grande attrazione internazionale hanno fatto scelte simili. Nello stemma del PSG, la parola Paris è diventata man mano sempre più grande mentre quella Saint Germain è stata sempre più nascosta.

La Roma non senza polemiche ha abbandonato lo scudo tradizionale con l’acronimo ASR (Associazione Sportiva Roma) per adottarne uno in cui emerge in modo lampante l’intero nome della Città eterna.

Anche il Venezia, club di Serie B ma che porta il nome di una delle città più note al mondo, ha negli scorsi abbandonato la vecchia dicitura VeneziaMestre (società nata negli anni ottanta per fusione del vecchio Venezia con il Mestre) per diventare soltanto Venezia Football Club. Del vecchio Mestre è rimasto soltanto l’arancione sulle maglie (insieme al nero-verde del vecchio Venezia) ma il nome è ormai soltanto quella della città lagunare.

Non sorprende nemmeno in questo quadro che sebbene giochi in Serie B la maglie da gioco sono firmate Nike dal 2014 e ora il Venezia FC sia una delle squadre “Premium” del brand americano

Attenzione però. La tendenza verso una Europa delle città non è soltanto del settore sportivo, ma appartiene al merketing a 360 gradi.

Luca de Meo, è uno dei più brillanti manager italiani, tanto che l’estate scorsa è stato nominato amministratore delegato di Renault, diventando il primo italiano al volante di una società automobilistica straniera.

Nel 2015, quando lavorava per il gruppo Volkswagen, la casa tedesca lo nominò presidente della controllata spagnola Seat. Il mandato era quello di riportare all’utile la società che ha sede a Barcellona.

Una delle prime mosse di marketing che fece de Meo fu quella di legare Seat allo slogan  “Made in Barcelona”. Proprio perché la città catalana ha una immagine nel pensiero collettivo più smart e più moderna di quella che può vantare la Spagna. E Seat, forse anche grazie a questo,  fu riportata all’utile nel 2016.

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