Agnelli Florentino Ceferin
Andrea Agnelli (Insidefoto.com)

“Il calcio è a un bivio, reso ancora più complicato dalla pandemia: dobbiamo agire o il rischio è di implodere. Gestiamo un grande sport, un grande business, ma fatemi citare Mario Draghi: se non agiamo, rimane solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere. Sta a noi trovare le giuste soluzioni”. Lo ha detto Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dell’Eca, durante il discorso di apertura della 25esima assemblea generale dell’Eca.

“Il momento resta complicato. In Europa quasi ovunque non abbiamo tifosi negli stadi, c’è un impatto pesante sui flussi di ricavi, giocatori sono al limite fisico in un calendario congestionato. I numeri ormai sono noti, la perdita dei ricavi si aggira tra i 6,5 e gli 8,5 miliardi, circa 360 club avranno bisogno di aumenti di capitale per 6,5 miliardi, i top 20 club hanno perso 1,1 miliardi in ricavi e sono solo i numeri maggiori. Il peso di tutta questa crisi è solo sulle spalle dei club”, ha proseguito.

“Il Covid ha portato a dubbi sulla sostenibilità del nostro business e della governance. Il tema della sostenibilità ha portato l’interesse da parte di big player a livello commerciale e a grandi istituzi finanziari. Penso a quello che sta succedendo in Italia con la cordata Cvc-Advent-Fsi, ma anche all’estero come in Bundesliga. Il tema della governance ha portato invece a temi come il project big picture in Inghilterra o le notizie sui media di Jp Morgan a supporto di una Superlega europea”.

“Quello che penso è che se c’è questo interesse significa c’è un potenziale per un luminoso future per la nostra industria. Questi soggetti infatti non sono interessati in solidarietà ma guardano a un ritorno sugli investimenti, significa che la nostra industria è appetibile da questo punto di vista. Se cambiamo noi stessi, però, possiamo puntare da soli a questo ritorno sugli investimenti”.