Gravina stipendio
Gabriele Gravina, (Photo Cesare Purini / Insidefoto)

Gabriele Gravina, in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, ha discusso sull’ipotesi della Superlega e sulle prospettive del calcio italiano. Il presidente FIGC è categorico. “Superlega? Sono assolutamente contrario. Il radicamento e la territorialità del nostro mondo devono essere salvaguardati”.

Decisamente più miti i toni nei confronti della Super Champions, che “deve essere un fattore di sviluppo per tutti e allontana definitivamente lo spettro della Superlega. La Uefa non ha alcuna intenzione di mortificare le competizioni nazionali, si troverà una soluzione per la crescita del calcio italiano ed europeo”.

Il problema è che un calendario di questo tipo rischia di stancare eccessivamente i giocatori e di portare a saturazione l’interesse del pubblico. “Il primo problema c’è già -ha affermato Gravina-, bisogna promuovere in fretta un ragionamento complessivo che tenga in considerazione anche le ragioni dei protagonisti in campo. Il secondo si può arginare investendo sul prodotto e creare sempre nuovo interesse intorno a tutte le competizioni”.

Tornando a parlare del calcio italiano, Gravina dice la sua sul format della Serie A. “20 o 18 squadre? Penso a una riforma da un punto di vista qualitativo, non quantitativo. Che riguardi tutto il sistema. Bisogna ritracciare il profilo dell’ area professionistica e di quella dilettantistica. Così si surriscalda troppo il sistema: ci sono turnover troppo alti, in Serie B a ogni stagione cambia il 40 per cento delle squadre. Una retrocessa dalla A alla B non ce la fa, non basta il paracadute. E allora si deve agire sulla redistribuzione delle risorse e della flessibilità degli emolumenti. La soluzione potrebbe essere quella di due gironi di B, in verticale, non orizzontale”.

Per quanto riguarda la Serie C: “Noi dobbiamo impedire che si creino dei disadattati sociali. In Lega Pro lo stipendio medio è di 30mila euro lordi: il rischio è di arrivare a 35-36 anni e di trovarsi in mezzo al guado del futuro senza mezzi. Per questo teniamo così tanto al contratto di apprendistato e alla formazione”.

Infine, qualche parola sul taglio degli stipendi: “Non c’ è federazione al mondo che può tagliare gli stipendi. Parliamo di un’economia di mercato. Diverso è riuscire a sensibilizzare, e su questo l’ interlocuzione con l’AIC ha trovato terreno fertile. E il tema deve andare di pari passo con dei meccanismi di controllo sul sistema. Oggi utilizziamo parametri che sono raggirabili, l’ ipotesi è quella di un rating delle società per renderle più credibili anche verso il sistema bancario”.

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