Rangnick Milan
(Photo by Alex Grimm/Bongarts/Getty Images)

Le motivazioni della sentenza che ha dato ragione a Zvonimir Boban nella causa contro il Milan riportano anche un’articolata disamina in relazione alla questione Ralf Rangnick. Ricordiamo che nella causa davanti al Tribunale del Lavoro il giudice ha dato ragione all’ex centrocampista croato, assistito dallo Studio Trifirò, condannando il club rossonero a versare 5,375 milioni al dirigente.

Il possibile arrivo in società dell’allenatore-manager tedesco è stato oggetto della nota intervista rilasciata da Boban alla Gazzetta dello Sport, che fu cruciale per il suo licenziamento. Questa la sezione integrale del documento, di cui Calcio e Finanza ha ottenuto copia, che descrive la vicenda Rangnick:

«Nel corso dell’intervista, Boban dichiarava, a proposito delle voci insistenti sui contatti intercorsi tra il Management della società e Rangnick, che le stesse, nel delicato momento vissuto dalla squadra, alla vigilia di una partita importante, avrebbero costituito un “evento destabilizzante” e che non essere avvisati dalla società circa tali contatti sarebbe stato “irrispettoso ed inelegante”, non consono ad una società del livello del Milan, “almeno quello che ci ricordavamo fosse il Milan”.

Le affermazioni di Boban appaiono, sul punto, collimare pienamente con la situazione di fatto rappresentata dai testi Massara e Maldini, dalla quale emergono evidenti anomalie, rispetto all’usuale ripartizione di funzioni e competenze interne, e una situazione di assoluta incertezza dei rapporti tra le componenti societarie.

Da un lato, difatti, nel concitato periodo (temporalmente collocabile tra fine settembre ed inizi ottobre 2019), nel quale la società si determina ad esonerare l’allenatore Giampaolo, conducendo una febbrile attività di scouting per l’ingaggio del nuovo allenatore (con la scelta che, ad inizi ottobre, ricadrà su Pioli), i contatti e le trattative con i potenziali sostituti risultano sempre avvenuti alla presenza di almeno un membro dell’Area Tecnica (composta, in quel periodo, da Boban, Maldini e Massara), fatta eccezione per quelli con Rangnick, che vedono come esclusivi protagonisti il CEO Gazidis e Furlani, referente della proprietà (Fondo Elliot).

Sotto altro profilo Rangnick, allenatore della compagine tedesca RB Lipsia fino al termine della stagione 2018/2019 rivestiva, al momento dei contatti con il Milan, la posizione di Head of Sport and Development Soccer del Gruppo Red Bull e, pertanto, risultava avere un profilo professionale astrattamente idoneo ad assumere una posizione manageriale più ampia rispetto alla mera conduzione sportiva della squadra, con mansioni potenzialmente sovrapponibili a quelle assegnate ai componenti dell’Area Tecnica.

Le notizie circa la prosecuzione dei contatti tra Rangnick e il Milan rimbalzano sui quotidiani e media sportivi anche dopo l’ingaggio di Pioli, tanto da indurre Maldini a rilasciare, nel mese di febbraio 2020, un’intervista all’emittente Sky Sport, volta a disassociare il nome di Rangnick a quello del Milan, preservando la squadra e Pioli da turbative ambientali. La perdurante esistenza di contatti viene, inoltre, riportata a Maldini da alcuni agenti calcistici i quali, addirittura, riferiscono di trattative di calciomercato in vista della stagione successiva promosse dallo staff di Rangnick.

Le reiterate richieste di chiarimenti da parte dello Staff Tecnico, ed in particolare di Maldini e Boban al CEO Gazidis, circa l’esistenza ed il contenuto delle trattative con Rangnick, non trovano adeguate risposte nel CEO che, alternativamente, ne nega l’esistenza o sposta l’asse baricentrico dal problema, vale a dire la conduzione di contatti con un potenziale allenatore/manager senza il coinvolgimento dell’Area Tecnica, trincerandosi dietro l’affermazione (per altro ripetuta nel corso dell’intervista del 22/2/2020), secondo cui nessun accordo contrattuale fosse stato raggiunto con il manager tedesco, senza rendere le esaustive spiegazioni periodicamente richieste dallo Staff Tecnico, ed in particolare da Boban e Maldini.

Rangnick e gli altri, il toto allenatori visto da Massara

Si riportano di seguito le dichiarazioni di Massara e Maldini sul punto:

Massara: “All’inizio della stagione 2019 la squadra non stava andando come speravamo ed i risultati non erano quelli attesi, oltre ai risultati anche il gioco espresso dalla squadra non era quello sperato, ed anche se solo dopo poche giornate di campionato abbiamo pensato che fosse opportuno cambiare allenatore. Naturalmente è una decisione che abbiamo maturato confrontandoci all’interno dell’area tecnica tra i responsabili di quel periodo che erano Maldini, il ricorrente ed io, ed evidentemente confrontandoci anche con la proprietà ed in particolare con l’amministratore delegato circa quelle che erano le nostre intenzioni, abbiamo quindi cominciato a sondare possibili allenatori alternativi e siamo arrivati alla conclusione che, anche in funzione di quelle che erano le esigenze di bilancio ed i costi, la soluzione ideale era quella di Stefano Pioli.

I contatti con quest’ultimo sono stati sviluppati dall’area tecnica. La settimana che precede di fatto l’esonero, che avviene dopo la partita di Genova che, se non ricordo male, è stata ai primi di ottobre, abbiamo avuto dei contatti con diversi allenatori. Potrei non essere precisissimo con riferimento ai giorni esatti. Nello specifico, per quanto è a mia conoscenza, siamo andati a contattare il signor Marcelino, questo incontro se non ricordo male è avvenuto a Zurigo, eravamo presenti io, Boban, Gazidis, e Giorgio Furlani.

Durante quella giornata lì sono stato informato dal signor Furlani che il giorno dopo, non ricordo esattamente se il giorno dopo o due giorni dopo, avrebbe incontrato assieme a Gazidis in Germania il signor Rangnik. Questo è l’unico riferimento che io ho avuto rispetto ad un incontro con Rangnick. Non ho avuto riscontri di quell’incontro e comunque dopo l’incontro che abbiamo avuto personalmente con il signor Marcelino, noi dell’area tecnica abbiamo proseguito sondaggi con altri possibili candidati.

Nello specifico abbiamo sondato la disponibilità del signor Schmidt ad incontrarci, che però ha declinato l’invito. Abbiamo poi incontrato Spalletti, io il ricorrente e Paolo Maldini, abbiamo ritenuto che fosse un candidato molto autorevole benché molto oneroso ed abbiamo parlato con Gazidis, riferendo che poteva essere una soluzione per noi, Gazidis ha chiesto di incontrare Spalletti e siamo andati ad incontrarlo, io, Gazidis e Furlani a casa sua. Per quanto riguarda la comunicazione circa l’incontro che ci sarebbe stato con Rangnick, questa comunicazione mi è stata data in treno mentre andavamo da Milano a Zurigo io, Gazidis e Furlani, il ricorrente non era presente perché era andato con mezzi propri o si trovava già a Zurigo.

Quella era una settimana molto concitata in cui la squadra era in difficoltà, pensavamo di cambiare allenatore e sondavamo molti potenziali sostituti. Potrei essere leggermente impreciso circa le circostanze che riferisco. Dopo l’incontro di Zurigo io e il ricorrente torniamo a Milano con la macchina del ricorrente ed in questa occasione ne parliamo, attribuendo a quell’incontro un’importanza relativa in quanto non era per noi un candidato possibile, in quel momento facevamo incontri per cercare l’allenatore per cui l’eventuale contenuto del ragionamento tra la società e Rangnick non era da me conosciuto e comunque ribadisco che lui per noi dell’area tecnica non rappresentava un candidato plausibile perché non allenava da un po’ di anni e si era messo a fare il dirigente quindi evidentemente non lo consideravamo una valida alternativa come allenatore.

Dopo l’incontro con Spalletti sono proseguiti i confronti tra Maldini Boban, me, Gazidis e Furlani in conference call, e si è giunti alla conclusione che non c’erano purtroppo le condizioni economiche per portare avanti la candidatura di Spalletti ed abbiamo ritenuto Pioli, del quale conoscevamo la disponibilità a venire ad allenare, il candidato migliore. Personalmente non ho mai ricevuto nessun feedback dell’incontro con Rangnick, devo però rimarcare che nella mia posizione io riferivo sempre a Maldini e Boban, che nell’organigramma erano i miei referenti, e quindi non avevo e non ho un contatto diretto con la proprietà, per cui non posso escludere che Maldini o Boban possano avere ricevuto un feedback.

Da quel momento al lockdown ed anche oltre, fino a giugno, anche luglio, il nome di Rangnick viene fuori in maniera ricorrente sui giornali come allenatore in pectore o dirigente in pectore del Milan, si parlava sui giornali e in televisione tutti i giorni di lui, tant’è che per proteggere la struttura tecnica in quel momento, l’allenatore in primis, Maldini ha dovuto fare a più riprese delle dichiarazioni per smentire che il Milan avesse già preso Rangnick, era opportuno anche perché era diventato un massacro e Pioli veniva trattato tutti i giorni come un allenatore già mandato via. Nel lungo periodo da ottobre in poi ci sono stati più incontri nei quali chiedevamo conto di queste voci insistenti al signor Gazidis il quale negava di aver preso qualunque accordo con il signor Rangnick, riconosceva di averlo incontrato ad ottobre, come è stato detto in precedenza in quell’occasione, ma evidenziava che nessun impegno era stato preso con il suddetto in quell’occasione o successivamente”.

Rangnick e gli altri, la questione allenatori vista da Maldini

Maldini: “Quando abbiamo costituito il nostro gruppo di lavoro assieme alla società abbiamo pensato ad un progetto triennale con Giampaolo, che arriva all’incirca 10 giorni prima della partenza del raduno. Inizia il suo lavoro, e dopo un inizio promettente con una tournée negli Stati Uniti, che dà dei discreti risultati, ci rendiamo conto quasi subito che la squadra faceva fatica ad esprimere il gioco da noi desiderato.

Inizia il campionato, perdiamo la prima partita, vinciamo quella successiva ma non siamo contenti delle prestazioni e del modo di giocare della squadra, un problema grosso riguardava i nuovi giocatori, alcuni dei quali non venivano utilizzati dall’allenatore e quindi monitoriamo di settimana in settimana sia il lavoro a Milanello e sia naturalmente i risultati sul campo la domenica.

Probabilmente già alla sesta giornata avevamo un’idea di cambiare per non pregiudicare l’intera stagione. Naturalmente io Boban e Massara abbiamo fatto cenno di questo alla proprietà, attraverso il CEO del Milan, Gazidis. Abbiamo quindi valutato le opzioni possibili, e prima dell’esonero di Giampaolo è iniziato un percorso di sondaggio dei possibili sostituti. Ci sono state delle proposte e queste proposte sono state portate avanti dai vari gruppi, nel senso che abbiamo fatto delle riunioni con la parte della proprietà, ovvero il CEO e Giorgio Furlani.

Nel caso specifico c’è stato un incontro con l’ex allenatore del Valencia Marcelino, a Zurigo, al quale io non ho partecipato anche perché non avevamo ancora interrotto il rapporto con Giampaolo e non volevamo andare tutti per rendere la cosa troppo visibile alle persone, per cui io sono rimasto a Milano. Dell’incontro tra Furlani, Gazidis e Rangnick mi è stato detto telefonicamente ma sinceramente non ricordo da chi, se da Boban, da Massara o dallo stesso Gazidis. Ricordo comunque il contenuto della telefonata, e mi fu riferito che ci sarebbe stato un incontro con Rangnick, allenatore che io sinceramente non conoscevo e non era una figura alla quale io avrei pensato.

Comunque era la settimana precedente all’esonero di Giampaolo per cui, pur non conoscendo il contenuto dell’incontro, ho ritenuto che fosse finalizzato alla ricerca del sostituto allenatore. Da questo momento in poi il nome di Rangnick non viene espressamente fuori da parte della proprietà nei nostri confronti anche perché, avendo sostituito Giampaolo con Pioli, la questione allenatore l’avevamo ormai risolta e non eravamo a conoscenza di ulteriori contatti tra la proprietà e questo allenatore. Successivamente, e parlo di luglio/agosto 2020, mi è stato detto che i contatti erano andati avanti, ricordo che la prima volta che mi è stato detto è stata in occasione di una videochiamata durante il lockdown nel giugno del 2020 tra me, Furlan e Gazidis.

A mia espressa domanda, non ricordo quale dei due interlocutori, mi ha detto che si parlava di Rangnick quale allenatore, ma non come sostituto di Giampaolo che c’era già da ottobre ma quale eventuale sostituto di Pioli nella stagione 2020/2021. Sia ad ottobre che nei mesi successivi c’è stata sicuramente una richiesta di chiarimenti su quello che stava succedendo poiché attraverso tanti agenti ci veniva detto che i contatti stavano andando avanti ed addirittura che l’entourage di Rangnick stava organizzando la campagna acquisti dell’anno successivo. A questa richiesta di chiarimento la società non ha risposto, come ho già riferito la prima volta in cui ne ho personalmente parlato è stata nel giugno del 2020 Ribadisco che chiarimenti sulla figura e sui contatti con Rangnick li abbiamo chiesti periodicamente a Gazidis, si parlava molto mediaticamente di questo personaggio, tanto che io ho organizzato un’intervista con Sky a Febbraio nella quale ho detto che non era un profilo adatto a fare l’allenatore del Milan.

L’ufficio mio e quello che era di Boban era assieme, era un ufficio unico, e a 10 metri c’era quello di Gazidis, che era frequentemente presente in questo ufficio, e poi andavamo alle partite insieme, per cui i contatti erano non dico giornalieri, ma dopo la delegittimazione di novembre i rapporti non erano idilliaci e la questione Rangnick non è mai stata affrontata a viso aperto, nel senso che noi volevamo sapere se la società aveva intenzione di prendere un allenatore anche perché essendo noi dell’area sportiva avremmo dovuto saperlo.

C’erano due aspetti, uno era il chiarimento con la proprietà, vale a dire con Gordon Singer; Giorgio Furlani, Franck Tuil, che erano i nostri interlocutori, anche per chiarire la nostra posizione, poiché non avremmo mai accettato l’imposizione di un allenatore che non andava bene a noi, e l’altro era l’aspetto del confronto sul punto con Gazidis, che ci diceva che non c’erano stati ulteriori contatti con Rangnick”».

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