Roj nuovo San Siro – «Ridiamo ai quartieri vivibilità e vedremo che staremo sempre meglio – sono le parole di Massimo Roj, l’architetto amministratore delegato di Progetto Cmr, grande sportivo e tifoso nerazzurro. – Un esempio concreto? Il quartiere San Siro».

«Non è una landa desolata ma è nettamente spaccato da uno sviluppo disomogeneo: da una parte, la più grande, situazioni di degrado; dall’altra invece residenze di lusso. Due mondi che non possono dialogare perché nessuno nel tempo ha provato a farlo», ha spiegato Roj, in corsa per il nuovo San Siro con il progetto Gli Anelli di Milano, in un’intervista all’edizione di Milano de La Repubblica.

«Noi abbiamo fatto uno studio sul quartiere, in questo momento su 338 mila metri quadrati di superficie ce ne sono 329 occupati dal costruito. Il progetto di cambiamento è di ribaltare la situazione, di pensare a edifici più alti dei 4, 5 piani attuali con a piano terra i servizi, le scuole, i centri medici, i negozi. Così possiamo arrivare a triplicare l’abitabilità in altezza ma con 100 mila metri quadri di verde in superficie e i servizi. Si deve fare così. E il Pgt è lo strumento ideale. Con il pubblico che controlla e il privato che sviluppa».

«San Siro vuol dire anche stadio, è così necessario un nuovo impianto? Lo è proprio per il ragionamento che abbiamo fatto fino ad ora. Per uno sviluppo e un rilancio della città bisogna conservare lo storico, demolire il vecchio e ricostruire. Capisco che è un cambio di mentalità ma va fatto ora. Anche con lo stadio».

«Tutti sono legati a San Siro, ma è una struttura troppo vecchia. Non sono cambiati forse i cinema? Sempre quando ero giovane, avevano sedie di legno e tutti fumavano. Adesso hanno le poltrone come i teatri, ci si mangia, sembrano salottini di casa.
Ecco, lo stesso deve succedere per lo stadio. E anche in questo caso a vantaggio di un quartiere che vivrebbe in pieno e tutti i giorni quegli spazi. Un nuovo San Siro vuol dire integrazione sociale perché migliorerebbe la qualità della vita di tutta la zona. Senza dimenticare che lì ci sono gli altri progetti, le scuderie De Montel, l’ex trotto di Hines. Ecco, San Siro nel suo complesso è la sfida più forte, è lì che Milano cambierà in modo più netto».