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Esultanza dei giocatori della Lazio (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

L’inchiesta della Procura della Repubblica di Avellino sui tamponi ai giocatori della Lazio processati dal centro polispecialistico Futura Diagnostica del capoluogo irpino è alle battute iniziali, ma lo scenario sul quale si indaga si fa via via più definito.

Sono tre al momento le ipotesi di reato sul tavolo, mentre un solo nome è stato iscritto nel registro degli indagati. L’ufficio coordinato dal procuratore facente funzioni Vincenzo D’Onofrio ha aperto un fascicolo in cui i titoli di reato sono quelli di falso, truffa in pubbliche forniture e epidemia colposa.

Nel frattempo, è stato iscritto nel registro degli indagati Massimiliano Taccone, presidente del consiglio di amministrazione della società titolare del laboratorio di cui è proprietario suo padre Walter. Al momento non ci sono altri indagati, e la Lazio fa sapere tramite uno dei suoi avvocati, Gianmichele Gentile, di non temere alcun coinvolgimento sia per il presidente Lotito che per il medico sociale Ivo Pulcini.

L’obiettivo è capire se ci siano stati elementi di criticità o adulterazione dei referti, in pratica se siano stati in qualche modo ritoccati. Anche perché, nel caso in cui il positivo non dichiarato si sentisse libero di circolare, si configurerebbe il reato di epidemia colposa che punisce chi «con dolo o colpa favorisce la diffusione di un virus letale per la popolazione».

Per farlo, D’Onofrio sta collaborando con il procuratore federale Giuseppe Chinè e i due hanno deciso di scambiarsi documenti e informazioni, nella speranza di ottenere il quadro completo su quanto è accaduto negli ultimi mesi a Formello, sia sul fronte Lazio sia sul fronte Futura Diagnostica.

La Finanza, apparsa nel centro sportivo biancoceleste mentre la squadra era in ritiro pre Juve, non si è limitata ai tamponi. Importanti – spiega la Gazzetta dello Sport – sono anche le comunicazioni che il club avrebbe dovuto inviare alla Asl Roma 1 ogni volta che ha trovato un positivo, anche se su questo c’è da risolvere una questione di competenza territoriale.

Ci si chiede, infatti, come mai una società che ha sede nella capitale scelga un laboratorio di un’altra città per eseguire un esame come quello sulla eventuale positività al Covid 19. Secondo la spiegazione fornita dalla Lazio ai media, l’unica alternativa nella regione sarebbe stata rappresentata dal Campus biomedico che si trova nei pressi di Trigoria (e che ha accertato le positività recenti).

Ma lì ci sono file ogni giorno e Lotito avrebbe preferito evitare che ai suoi giocatori fosse riservato un trattamento agevolato. Quindi la scelta di andare ad Avellino, rivolgendosi a un laboratorio che in passato ha già lavorato per la Salernitana, altra società calcistica appartenente al patron laziale.

Motivazione che comunque non toglie e non mette nulla alla vera questione che ha fatto muovere prima la Procura federale e poi anche quella ordinaria. E cioè come mai i tamponi risultati negativi presso Futura Diagnostica si sono poi rivelati positivi quando l’esame è stato ripetuto dalla UEFA prima della partita di Champions tra i biancocelesti e il Bruges, tornando poi negativi prima di Torino-Lazio e di nuovo positivi alla vigilia della gara con la Juventus.

Il centro scelto da Lotito, oltretutto, non può occuparsi di una cosa: notificare i contagi alla Asl. Essendo una struttura campana ha modo di segnalare soltanto i positivi dei residenti in Campania. Nel caso della Lazio, dunque, si è sempre limitato a fornire i referti al medico sociale e alla segreteria.

Il compito di allertare le autorità locali spettava interamente al direttore sanitario, Ivo Pulcini. Alla Procura di Avellino e a quella federale il compito adesso di capire esattamente come siano andate le cose e se ci sia stato o meno dolo.