Lazio caso tamponi
(Photo by Giampiero Sposito/Getty Images)

Per il momento agli atti ci sono le dichiarazioni del presidente Claudio Lotito e del medico sociale Ivo Pulcini, nonché tutta la documentazione degli esiti dei test diagnostici effettuati dalla UEFA attraverso la Synlab e dal laboratorio Futura Diagnostica di Avellino.

Ma l’indagine della Procura FIGC sul caso tamponi della Lazio prosegue, e in particolare bisognerà tenere conto delle interlocuzioni del club con la Asl di riferimento, Roma 1. Una cosa, infatti, non è cambiata i questi mesi: i casi di positività devono essere immediatamente segnalati all’Autorità sanitaria locale.

L’Asl – ricorda la Gazzetta dello Sport – interviene subito disponendo le modalità dell’isolamento. Tanto che a Formello, come in tutti luoghi dove si pratica un’attività sportiva, deve essere predisposto un locale per i positivi prima che si diano indicazioni su dove trascorrere l’isolamento (durata scesa da 14 a 10 giorni, al termine dei quali un tampone negativo libera il positivo).

La Procura si muove nei confini delle norme introdotte dal consiglio federale lo scorso 8 giugno. Che prevedono una gradualità delle sanzioni, dall’ammenda fino addirittura all’esclusione dal campionato, passando per penalizzazione di punti e retrocessione all’ultimo posto. Finora i casi affrontati hanno portato a sanzioni minime.

Paolo Maldini – per esempio – ha patteggiato un’ammenda per essere entrato nello spogliatoio dell’arbitro senza mascherina. Mentre il ceo della Roma, Guido Fienga, è stato inibito per 30 giorni (il medico sociale Massimo Manara per 20) per non aver raccolto l’invito del Napoli al San Paolo di far spostare alcuni giocatori dalla panchina alla tribuna per osservare il distanziamento.