Dal Pino clausole Cvc
Paolo Dal Pino (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Nei giorni scorsi il presidente della Lega di Serie A, Paolo Dal Pino, ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per evidenziare i problemi causati dal Covid al mondo del calcio e in particolare al massimo campionato italiano e per suggerire soluzioni in grado di limitare l’impatto economico negativo delle misure di sicurezza in vigore per contenere il contagio.

Misure che il numero uno della Serie A ha oggi riassunto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

In particolare Dal Pino indica tre aspetti sollevati nella lettera inviata a Conte:

  • Ristori per i danni sofferti dal calcio a causa delle misure restrittive imposte dal Governo;
  • Richiesta ai ministri interessati affinché si lavori insieme sulla riforma dello Sport;
  • Attenzione al valore che il calcio possiede e che la politica non immagina neppure.

«Ho scritto al premier Conte usando un tono diretto», ha spiegato Dal Pino, «Chi banalizza il mondo del pallone non conosce la sua importanza, il calcio è innanzitutto un’industria primaria dell’entertainment, un prodotto che compete a livello globale. Un fenomeno attorno a cui si coagula l’interesse di 30 milioni di persone».

«Il calcio», ha osservato il presidente della Serie A, «non è solo star, campioni, ingaggi milionari, ma un movimento che coinvolge 300 mila lavoratori complessivi. La demagogia, il populismo e la superficialità di giudizi vanno messi da parte. Il calcio ha un linguaggio universale, perciò chiedo al Governo che si possa ragionare di sistema: lavoriamo insieme, non contro».

«Nella lettera che ho inviato all’esecutivo ho ricordato che questa industria registra un fatturato di 4,7 miliardi, di cui 3 prodotti dalla Serie A. Versa contributi fiscali di 1,2 miliardi, è la locomotiva di tutto lo sport italiano e ha un ruolo sociale rilevante».

«Il Governo ha destinato forme di ristoro a settori produttivi: perché non viene considerato il calcio che denuncia perdite per 600 milioni, dopo che per un anno viene impedito l’accesso del pubblico negli stadi?», si chiede Dal Pino.

Attenzione però a parlare di aiuti. «Noi non chiediamo aiuti», ha spiegato Dal Pino, «ma ristori a seguito di misure restrittive, per esempio gli stadi chiusi, introdotte dal Governo che ci hanno colpito, creandoci dei danni. Questo è un momento di grande crisi di liquidità».

L’industria del calcio italiana, spiega Dal Pino, è pronta a fare la sua parte, anche sul fronte di una riduzione degli stipendi dei calciatori. Anche se su questo fronte è necessario un coordinamento su scala europea. Una fuga in avanti della Serie A potrebbe infatti indebolire il campionato italiano a vantaggio di altre leghe.

«Sarebbe controproducente se in Italia facessimo i virtuosi e gli altri Paesi, le altre Leghe, no: verrebbe depauperato il patrimonio tecnico del nostro campionato. Ecco perché ha fatto bene il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a scrivere alla Uefa affinché a livello europeo avvenga un allineamento sul tema dei salari», ha osservato Dal Pino

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