Ghirardi Parma intervista
(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Torna a parlare Tommaso Ghirardi, ex proprietario del Parma, a cinque anni dal fallimento della società emiliana, dalla retrocessione in B e dalla ripartenza in Serie D. L’imprenditore ha rilasciato un’intervista a Libero, tornando sui fatti dell’epoca.

«La mia Leonessa (l’azienda di famiglia, ndr) è sanissima. Ho commesso un unico, grande errore, cedere il club all’albanese Rezart Taci, peraltro gratis. C’erano 60-70 milioni di passivo, 25 dei quali a una mia controllata, dunque 35-45 reali, non 180: il margine per evitare il fallimento era amplissimo. Invece lui lasciò a quel Manenti, bresciano che non conoscevo. Ho già chiesto scusa tante volte».

Ghirardi ripercorre le tappe con il Parma: «Venivo dopo Calisto Tanzi, pagai 12 milioni, in più me ne accollai 16 di debiti. Sono stati 8 anni e mezzo di soddisfazioni, anche. Avrei dovuto frequentare i salotti bene della città, pago questa ritrosia. Chi arriva da fuori non ha vita facile, lo dico anche al nuovo proprietario, Kyle Krause. È come avesse comprato Parma, perché il Parma rappresenta la città nel mondo: si prepari a qualche scherzetto dai poteri forti locali, prima o poi arriveranno, stia attento».

L’Europa sfumò per un debito di 265mila euro. Ghirardi chiese aiuto agli imprenditori ducali, ma senza successo: «La risposta era flebile. Avevamo festeggiato il centenario con la successiva qualificazione in Europa League, mi è stato impedito di disputarla, lì ero talmente disgustato che ho deciso di non investire più. Serviva freddezza, accettare la retrocessione, restare e aspettare un acquirente serio. Non ho mai portato via un euro dal Parma, è certificato da ogni tribunale».

Su Taci Ghirardi spiega che «era sponsor del Milan, era la persona giusta. Io pagai 13 milioni di stipendi, a settembre, non avevo lesinato gli investimenti. Taci fece anche un buon mercato, a gennaio».

Poi una battuta sulla condanna in primo grado a 4 anni di carcere per bancarotta fraudolenta: «Aspettiamo gli altri due gradi di giudizio. Ho già pagato tutte le spettanze, sarà confermata la mia non responsabilità su varie accuse. I due maggiori imprenditori tra i sette di Nuovo Inizio (la società che riunisce i sette industriali parmigiani che hanno rifondato il club nel 2015, ndr) avrebbero potuto costruire un grande Parma assieme a me, anziché accompagnarlo al fallimento con Taci».

Neanche l’Upi (Unione Parmense degli Industriali) provò a salvare la società: «Nel 2012 andai a cena con quasi tutti i 7 di Nuovo Inizio, proponendo di lasciare loro il 51%, gratuitamente, per creare un Parma sempre più forte. Due anni più tardi, dopo la privazione dell’Europa League, volevo regalare la maggioranza a due fra questi. Non sostenevo più il peso economico per la batosta morale. Lo sanno l’Upi e il sindaco Federico Pizzarotti».

In chiusura una domanda sul Brescia, se fosse Ghirardi il “finanziatore occulto” del club lombardo: «Fantasie. Ero amico da prima di Massimo Cellino, c’era stima anche nei confronti del padre Ercole. Sono una delle più grandi famiglie del calcio italiano».