Diego Godin (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

È ormai fatta per l’arrivo al Cagliari di Diego Godin. L’Inter libererà il calciatore a titolo gratuito e il calciatore è atteso in città dopo aver svolto le visite mediche a Villa Stuart nei giorni scorsi. La scelta del Faraòn ha anche un risvolto sentimentale. La moglie, Sofia Herrera, è infatti nata proprio nella città sarda quando il padre, ex dell’Atalanta e proprio del Cagliari, giocava per i rossoblù. Ma alla fine, Eusebio Di Francesco avrà il suo leader difensivo.

Il centrale uruguagio era sul taccuino di diversi club, in Italia e all’estero. In particolare erano stati i francesci del Rennes a muovere dei passi decisi ma, secondo quanto riferito da BeIN Sports France, alla fine Godin non è sbarcato in Bretagna per ragioni di natura fiscale. Il centrale difensivo, infatti, era stato acquistato dai nerazzurri lo scorso anno, a parametro zero, usufruendo del regime fiscale agevolato introdotto con il Decreto Crescita.

In base alla legge italiana, dunque, in caso di trasferimento in Francia l’ex centrale dell’Atlético Madrid avrebbe dovuto rimborsare i benefici maturati nella sua stagione in Italia, per la somma di oltre 7 milioni di euro. Un problema che difficilmente si sarebbe risolto e che avrebbe visto coinvolta anche l’Inter.

Come previsto dal Decreto, infatti, le condizioni da rispettare sono:

  • l’essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia;
  • l’obbligo di permanenza in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza;
  • lo svolgimento dell’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Nel caso di un trasferimento all’estero di Godin sarebbe venuto meno il secondo pilastro e pertanto l’Agenzia delle Entrate avrebbe richiesto il rimborso dello sgravio di cui il contribuente ha beneficiato.

Come spiega l’Avvocato Pierfilippo Capello a CF – Calcio e Finanza “per poter usufruire del beneficio bisogna restare sul territorio italiano come lavoratori per due annate fiscali. Quindi in caso di cessione all’estero sarebbe scattata la richiesta di pagamento delle somme risparmiate”.

“A chi viene chiesta questa integrazione: al datore di lavoro o al dipendente? Il primo paga come sostituto d’imposta, pertanto l’onere di pagare le tasse spetta al lavoratore, e in questo caso Godin. Entrambi, comunque, sono solidalmente responsabili. Solitamente in questi casi viene inserita una clausola che prevede la fattispecie in cui venga meno la ragione del beneficio fiscale goduto prevedendo, già in sede di stesura del contratto, chi dovrà farsi carico di questo eventuale onere”, conclude l’Avvocato Capello.