Giuseppe Marotta (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

«Sì, è un ottimo segnale. Lo salutiamo con grande senso di responsabilità. Le società saranno sicuramente in grado di garantire la sicurezza e la tutela della salute all’interno degli stadi. Abbiamo già dimostrato di riuscire a mettere in pratica protocolli efficaci». Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Inter Beppe Marotta, intervistato da La Stampa.

«Questo è un buon inizio. Capiamo la prudenza del governo di fronte all’ emergenza della pandemia. Ma è comprensibile che le società di calcio spingano per arrivare a una capienza più elevata. Nello studio della Lega Serie A, preparato nei mesi scorsi, si parla di un riempimento pari al 40% del totale degli stadi italiani. Non so se si potrà arrivare in breve tempo a quel livello, ma noi speriamo di poter andare oltre mille già nel corso dei prossimi mesi. Ci auguriamo di migliorare presto. Ma, ripeto, comprendiamo perfettamente la severità del governo su questo tema».

«Governo ostile al calcio? No. Bisogna capire che ci troviamo di fronte a un’ emergenza. E dobbiamo dire grazie per questa apertura incoraggiante. Il calcio è stato riabilitato. Però è chiaro che il pubblico ci manca. Si avverte l’ assenza del suo calore e della spinta ai giocatori durante le partite. Ma ci manca anche a livello economico. I ricavi da botteghino sono una componente importante dei nostri bilanci».

«Mille spettatori cifra simbolica? Sì, non rappresentano una voce significativa per gli incassi di una società di calcio. Questa prolungata rinuncia agli introiti da biglietti e abbonamenti crea notevoli problemi ai club italiani».

«Con il Pisa abbiamo fatto entrare mille spettatori al primo anello rosso dopo aver provato la temperatura a tutti all’ ingresso. Tutti con la mascherina e distanziati di 4-5 seggiolini, seguendo le indicazioni. Possiamo ripetere questo schema per le partite di campionato», ha concluso Marotta.