Simone Valente intervista
(Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP) (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Soddisfatto della ripresa del campionato, ma con un occhio al pubblico negli stadi e uno al testo di riforma dello sport del quale si sta occupando il ministro Spadafora. Nella lunga intervista a Repubblica, Simone Valente – responsabile allo sport del Movimento 5 Stelle – ha toccato diversi argomenti.

«Ora dobbiamo pensare a una riapertura degli stadi, mantenendo sempre il distanziamento sociale. E’ più che mai necessario. Anche con capienza ridotta o molto ridotta, e grande attenzione ai flussi di entrata e di uscita. Molti club hanno già avanzato proposte: si potrebbe già sperimentare in stadi più piccoli, con capienze più piccole, magari in serie inferiori».

Capitolo riforma dello sport, secondo Valente «Sport e Salute doveva essere il centro, il cuore dello sport di base. Questa è una legge delega: il parlamento si è già espresso chiaramente, ora va attuata. Domani al ministro proporrò delle modifiche al testo da portare in approvazione».

Tra queste, la definizione dei «criteri di distribuzione dei fondi agli organismi sportivi, alle federazioni agli Enti di Promozione, alle Discipline Sportive Associate e occuparsi dello sport di base. Nella bozza che ci è stata inviata invece, Sport e Salute viene molto svuotata delle sue competenze, in favore da una parte del dipartimento sport del governo, dall’altra del Coni».

Un altro punto critico «riguarda la rimoludazione dei fondi destinati a Coni e a federazioni sportive. Nella bozza infatti si prevede che il governo, peraltro con uno strumento discutibile come un proprio decreto ministeriale, possa rimodulare ogni volta i fondi destinati allo sport italiano. Qui si rischia di essere in balia del governo o dipartimento di turno che rimodula a proprio piacere i fondi».

A proposito del limite dei mandati, Valente si dice «in disaccordo con la strategia adottata dal ministro. Per una questione di metodo e di tempistiche: sarebbe stato diverso annunciare mesi fa questa modifica sui mandati e non così a ridosso del rinnovo degli organi federali. Così si rischia che la Legge delega entri in vigore addirittura dopo che alcuni vertici federali sono stati rieletti. Dando vita a una pioggia di ricorsi».

La discussione si sposta poi sul basket, e sull’importanza del credito d’imposta: «L’approccio assistenziale comprensibile a inizio pandemia deve essere sostituito con un approccio più strumentale. Le società devono essere certe che ogni anno ci sia uno sgravio fiscale, un aiuto in loro favore e soprattutto in favore degli imprenditori, che hanno già tantissime difficoltà a operare nel loro settore, ma che potrebbero essere incentivati a investire nello sport e quindi nel territorio».

Il tutto senza dimenticare gli stadi, «partendo dalla Legge Melandri, è da lì che bisogna partire per capire che se si parla di società sportive professionistiche non è più attuale, perché non bisogna pensare solo alla pratica sportiva, ma a tutti gli asset su cui può investire una società: lo stadio è uno di questi asset, strategico perché se non hai stadi o palazzetti all’avanguardia è impossibile essere alla pari con altri competitor internazionali».

Una battuta anche sul tema diritti tv: «Seguo la questione della Lega Calcio, sia in materia di strategia, dove trovo molto importante il maggior senso di unità con la Federcalcio, sia in materia di diritti tv. Seguirò con attenzione l’iter per l’assegnazione in autunno, e sono convinto che la politica debba essere un interlocutore interessato al dialogo. Ma aspettiamo l’iter e i passaggi in corso».