Roma quanto valgono quarti Europa League
Esultanza dei giocatori della Roma (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Potrebbe essersi riaperta la complicata trattativa tra James Pallotta e Dan Friedkin per la cessione della Roma. Le parole del presidente giallorosso – scrive Luciano Mondellini su MF-Milano Finanza – avrebbero infatti contribuito a dare una scossa alla situazione.

L’ultima offerta, basata su un enterprise value di circa 580 milioni, era stata rifiutata da Pallotta. L’offerta comprendeva inoltre un’iniezione di liquidità di circa 90 milioni che Friedkin avrebbe effettuato come aumento di capitale riservato.

Dunque, l’offerta valutava il club 490 milioni, di cui circa 300 milioni rappresentati da debito, mentre i restanti 190 milioni erano il valore assegnato agli asset della società. Pallotta e i suoi soci, che detengono circa l’88% della Roma, avrebbero quindi incassato circa 177 milioni da un’eventuale cessione.

Considerando investimenti per circa 320 milioni in questi anni, cedere a quel prezzo avrebbe portato a una perdita per circa 140 milioni di euro.  Questo è stato il motivo che ha spinto il finanziere di Boston a dire no alla proposta del magnate texano.

«Un accordo del genere non funziona con il seller-financing (ovvero il prestito concesso da parte del venditore della società verso l’acquirente, ndr). In fin dei conti, se voglio comprare una casa non mi aspetto che il venditore riduca il prezzo richiesto inizialmente per coprire i costi di tutte le ristrutturazioni che ho in mente di fare. Non è così che funziona».

Così aveva parlato Pallotta nell’intervista ad asroma.com, spiegando tuttavia di essere ancora disponibile ad ascoltare Friedkin qualora volesse presentare un’offerta ritenuta accettabile. Secondo MF, il potenziale acquirente sarebbe pronto a superare proprio lo scoglio del seller financing, pagando tutto subito. Resta da capire se questo basterà per convincere Pallotta.

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