Quanto vale il calcio in italia
Il pallone della Serie A (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Il balletto “ripartenza sì/ripartenza no” ha caratterizzato le ultime settimane del mondo del calcio, così come dello sport più in generale. Un balletto determinato dalla necessità di raffrontare rischi e benefici sia sul piano sanitario che su quello finanziario, tanto che il dibattito sul come far ripartire le competizioni e quali fossero le modalità migliori è stato uno dei temi più discussi nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Una ripartenza che si lega anche all’aspetto economico. Le stime parlano di circa 300 milioni di euro di perdite anche concludendo la Serie A a porte chiuse, con un potenziale impatto sul giro d’affari anche per la prossima stagione, considerando le incertezze ad esempio sulla presenza o meno dei tifosi allo stadio. Danni che sarebbero ancora più gravi in caso di interruzione definitiva dei campionati, visto il peso dei diritti tv che rischiano di non essere versati senza partite da trasmettere e anche il minor impatto delle sponsorizzazioni.

Per i club diventa così difficile affrontare questa fase di incertezza. La ripresa dei campionati è fondamentale per le casse di tutti per riattivare un settore che, di fatto, ha avuto sostanziali ricavi zero da marzo ad oggi.

Secondo le stime di Deloitte, nel 2020/21 potrebbe esserci una rapida risalita nei ricavi, legata più al calendario però. “Prevediamo che i piani di riavvio per dei campionati porteranno a un rapido recupero dei risultati finanziari poiché alcuni ricavi dai diritti tv 2019/20 verranno spinti nell’esercizio 2020/21, il che potrebbe comportare un anno di entrate eccezionali” continua Dan Jones, partner e capo dello Sports Business Group di Deloitte. Per il ritorno alla normalità da un punto di vista economico-finanziario, bisognerà aspettare quindi la stagione 2021/22.

I dubbi tuttavia non mancano, nel calcio così come nell’economia reale: quando sarà il momento giusto di tornare ad investire? E che impatto potrebbe avere la tanto discussa “seconda ondata” anche negli ambienti economici, oltre che nel mondo del pallone? Domande a cui è difficile dare una risposta, anche se guardare al lungo termine potrebbe fare la differenza.

Secondo Vincenzo Cuscito Senior Investment Consultant di Moneyfarm  “La ripresa passa soprattutto per le scelte e gli investimenti da fare per il futuro, concentrandosi sugli obiettivi di lungo periodo. Mai come ora la domanda se continuare ad investire o incrementare le proprie esposizioni fin da subito o una volta finita l’emergenza è così di attualità. E questo vale per il mondo del calcio come per i singoli risparmiatori”.

Scelta su cui influisce innanzitutto la propensione al rischio “calcolato”: è meglio stare alla finestra aspettando che l’emergenza Covid sia esaurita? Oppure agire ora, cercando le migliori opportunità di investimento in uno scenario che appare comunque incerto?

“Il mercato azionario in tal senso può darci una prima risposta – continua Cuscito – considerando che diversi listini si sono riavvicinati ai livelli precedenti al lockdown di marzo. Il Ftse Mib dal picco negativo del 12 marzo (14894,44) è risalito di oltre il 20%, il Dax in Germania dal 18 marzo di quasi il 40%, così come il Dow 30 negli Usa. Un segnale di ripresa, spinta anche dalle manovre economiche sia a livello europeo che mondiale.” 

“Tuttavia la lungimiranza è una caratteristica fondamentale in questi momenti. Qualsiasi decisione deve essere presa non perdendo mai di vista l’orizzonte temporale e la propensione al rischio di ciascun investitore. Pensare di essere in grado di anticipare l’andamento dei titoli in Borsa o di azzeccare il timing perfetto di un investimento può rivelarsi un errore. Per questo affidarsi ad un consulente finanziario indipendente può fare la differenza nel limitare i rischi e far crescere i propri risparmi con una strategia ben bilanciata e di lungo periodo” conclude Vincenzo Cuscito.

 

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