Cagliari obbligo quarantena squadra
Tommaso Giulini (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

La Serie A pronta a ripartire, ma dovrà certamente farlo con caratteristiche differenti rspetto a quanto eravamo abituati fino a qualche mese fa. La cautela negli spostamenti e non solo dovrà essere massima per evitare che possa esserci una nuova impennata nei contagi. Non manca però chi è ancora perplesso per alcune norme che sono state inserite nel protocollo indicato dal Comitato Scientifico. Il nodo principale riguarda la necessità che tutta la squadra finisca in quarantena nel caso in cui sia individuato un positivo.

Questa decisione non convince del tutto anche il presidente del Cagliari, reduce dai festeggiamenti per il centenario del club: “E’ stato un sabato particolare, non ci aspettavamo di festeggiare i 100 anni del club in una situazione come questa. E lo stesso vale quando abbiamo celebrato i 50 anni dello scudetto. La ripresa del campionato? Ci preoccupa il fatto che, in caso di calciatore positivo, tutta la squadra verrà messa in quarantena. – sono le parole di Tommaso Giulini ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su Rai Radio1 -. Questo vuol dire mettere a serio rischio la fine del campionato. Non capisco il senso di questa cosa. Nessuno metterebbe in pericolo un positivo se se ne andasse a casa e desse alla sua squadra la possibilità di proseguire il campionato invece di doverlo interrompere creando un danno atroce a tutto il calcio italiano -prosegue-. Già oggi le società escono da questo periodo in una situazione molto complicata da affrontare ma se poi non finissero sarebbe complicatissimo pensare a una ripartenza”.

Pur essendo ormai da tempo in un momento difficile per tutto il nostro Paese, tornare in campo potrebbe avere una valenza importante per tutti, non solo sul piano economico. Giulini è però convinto che le sensazioni che proveremo saranno differenti. “Se si riparte lo dobbiamo al presidente Gravina e, prima di criticare un algoritmo, cerchiamo di capire bene di che si tratta – aggiunge -. Abbiamo l’opportunità di andare verso un calcio più umano, dobbiamo far riaffezionare i tifosi. Il valore dei cartellini è sceso, non quello dei contratti. Dovremo andare in questa direzione. Gli stadi chiusi al pubblico? Vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché”.