Gabriele Gravina (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)

Il Consiglio Federale doveva portare maggiore chiarezza e unità d’intenti sul ritorno in campo, ma allo stesso tempo ha creato anche diversi malumori. Tra questi anche quello dei calciatori, testimoniato dalle dichiarazioni dei vertici dell’AIC, Damiano Tommasi e Umberto Calcagno.

I giocatori sono sul piede di guerra – pare addirittura che minaccino lo sciopero – e parlano di «stupore e imbarazzo», dopo che la FIGC ha autorizzato i club a iscriversi anche se non pagheranno gli stipendi di marzo e aprile, purché versino (entro il 31 agosto) quelli di maggio e aprano intanto un contenzioso sulle altre due mensilità, oggetto di un taglio concordato che non c’è mai stato.

Sulla questione è intervenuto Gabriele Gravina, presidente della FIGC, intervistato da La Repubblica: «Sarebbe paradossale pensare a uno sciopero dei calciatori oggi che il Paese cerca di ripartire. Noi non abbiamo autorizzato i club a non pagare, sarà il Collegio arbitrale a decidere sui contenziosi relativi agli stipendi. Auspicavamo un accordo sui tagli tra le leghe e l’Assocalciatori, ma non c’è stato verso. Peraltro, resta l’obbligo di pagare tutti gli emolumenti a chi ha un contratto al minimo federale, le fasce più deboli sono tutelate».

Ma ai calciatori non basta, e in consiglio hanno chiesto fondi straordinari da aggiungere alla cassa integrazione per chi gioca in C. Gravina non è d’accordo: «Il mondo del calcio ha una responsabilità verso il Paese e verso il governo: non si possono chiedere interventi pubblici e poi minacciare di non voler giocare. I lavoratori di altri settori sono nelle stesse condizioni, perché i calciatori dovrebbero avere aiuti ulteriori? Ho proposto di istituire un fondo di solidarietà per i dilettanti e i professionisti con i redditi più bassi».