Maldini direttore tecnico Milan
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“Se resto al Milan? La storia della mia famiglia con il Milan è talmente lunga che difficilmente avrà una fine”. Paolo Maldini, ospite della trasmissione Rai ‘Che tempo che fa’, aggira la domanda sul suo futuro. Il suo ruolo da direttore tecnico rossonero sembra però incompatibile con il sempre più probabile arrivo di Ralf Rangnick a cui, ad inizio settimana, Maldini aveva rivolto l’invito di “imparare il rispetto” prima dell’italiano per le continue dichiarazioni sul Milan, considerate una invasione di campo.

Maldini poi ha parlato anche della ripresa della Serie A: “Il maxi-ritiro non sta né in cielo né in terra. Non si considera la salute mentale: ai calciatori si chiede di restare blindati dopo 60 giorni di lockdown”, le sue parole.

“E’ un’impresa difficilissima trovare un’intesa sul protocollo – sostiene il dt del Milan, guarito dal Covid-19 assieme alla moglie e ai due figli -. In Lega c’è coesione di intenti,ma l’idea va trasferita a Figc e governo: un tavolo a tre lo renderebbe più facile. Dobbiamo provare a ripartire in sicurezza”.

“Si deve provare a finire il campionato di calcio, perché il calcio è un’azienda, ha un indotto di quasi cinque miliardi, ha un’importanza non solo economica ma anche sociale. C’è la necessità di provarci, pensando anche agli altri sport che spesso sono sostenuti dagli introiti del calcio stesso. Dobbiamo mettere in sicurezza i calciatori e coloro che operano affinché le partite si svolgano”, ha concluso.