Robin Olsen con lo staff medico del Cagliari dopo un infortunio (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Una lettera, indirizzata a Figc e Lega Serie A, per prendere posizione e chiedere le giuste tutele. È quella che i medici dei 20 club di Serie A stanno preparando, considerando il peso di quanto avverrà da lunedì prossimo, con gli allenamenti a squadre e la responsabilità civile e penale in caso di contagi che ricadrebbe sulle loro spalle.

Come riporta la Stampa, l’incipit della lettera potrebbe essere in sostanza «Così non si parte. Non senza tutele e, soprattutto, chiarezza…». : I medici temono di doversi trovare nei guai qualora un giocatore, o magari un membro dello staff, risultasse positivo durante il periodo – per ora fino al primo giugno – della quarantena per riprendere gli allenamenti di gruppo.

“Il protocollo sanitario per gli allenamenti delle squadre di calcio di Serie A dovrà essere preciso, realizzabile e semplice nella sua applicazione, altrimenti sarà difficile per un medico di una squadra di Serie A assumersi la responsabilità in caso di nuovi contagi da coronavirus”, ha spiegato all’Ansa uno dei medici delle 20 squadre della serie A spiega all’ANSA lo stato d’animo della “categoria”.

I medici della serie A chiedono di essere ascoltati. Lo dice a chiare lettere Amedeo Baldari, medico della Sampdoria (colpito anche lui dal Covid19), paventando anche iniziative clamorose. “Ci sembra abbastanza strano sentir parlare di responsabilità penale dei medici – dice – Prima di arrivare a situazioni estreme come scioperi o dimissioni di massa, chiediamo semplicemente di essere ascoltati”.

Fra i medici di Serie A è ampiamente diffusa l’idea che il protocollo per la ripresa degli allenamenti non debba prevedere competenze diverse da quelle mediche. “Ad esempio – è il ragionamento di un altro dei professionisti, condiviso con diversi colleghi – non possiamo essere responsabili delle misure minime richieste per rispettare il distanziamento all’interno di uno spogliatoio. In quel caso non possiamo noi medici essere gli unici responsabili. Allo stesso modo non possiamo prenderci la responsabilità se il protocollo sarà complesso da applicare”.