Dpcm 5 gennaio
Giuseppe Conte (Foto Samantha Zucchi Insidefoto)

Il calcio italiano è pronto a tornare in campo per gli allenamenti di gruppo dal prossimo 18 maggio. Il Comitato tecnico-scientifico ha dato il via libera per la ripresa delle sedute collettive, approvando il protocollo. Uno dei punti di maggior discussione è stato se una squadra dovesse essere messa o meno in quarantena in caso di positività di un giocatore.

Il testo del Comitato tecnico scientifico, riportato da La Repubblica, per autorizzare da lunedì gli allenamenti recita: «Qualora anche un solo membro dell’equipe risulti positivo al test molecolare, tutti gli altri componenti del gruppo dovranno da quel momento non avere contatti esterni per 14 giorni». Basterà perciò un solo giocatore positivo per costringere tutta la squadra all’isolamento. Un vincolo che sembra poter porre la parola fine sulle speranze del ritorno in campo della Serie A, dato che, se questo succedesse durante la competizione, comporterebbe ulteriori rinvii.

Speranze ancor più annichilite da un comma del “Decreto rilancio” del governo. Tra le oltre 450 pagine del decreto, all’articolo 211, vi è un punto dedicato alle “disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e conclusione dei campionati”. Questo comma prevede che alle federazioni venga concesso il potere di annullare, proseguire o concludere i campionati, adottare classifiche finali, e organizzare le norme per la stagione 2020/21. Ma soprattutto, centralizza tutti i ricorsi in un unico grado presso il Collegio di garanzia dello Sport presso il Coni, eliminando i due gradi di giudizio federali che avrebbe rischiato di bloccare definitivamente lo sport in vista della prossima stagione.

L’ultima speranza che resta al calcio italiano è il premier Conte. La Lega A spinge per incontrarlo, per chiedergli un’ultima mediazione entro lunedì coi partiti di maggioranza prima della decisione finale.