tenevo a ribadire mio operato leale e trasparente
Marco Fassone. ex amministratore delegato del Milan (Foto: Antonello Sammarco/Image Sport/Insidefoto)

Torna a parlare Marco Fassone, ex amministratore delegato del Milan, che ha lasciato il club rossonero quasi due anni fa. Lo ha fatto in una lunga intervista concessa a Tuttosport, durante la quale ha toccato diversi argomenti.

«Attualmente sono consulente per chi investe nel mondo del calcio e anche banche, fondi, acquisizioni e finanziamenti hanno spento i motori in attesa di capire cosa succederà nel mondo», ha esordito a proposito della sua quarantena.

Su una rapida ripresa del calcio, Fassone dice: «Sarebbe importante ma, almeno dal mio punto di vista, non ci sono le condizioni per cui questo possa succedere, almeno nel breve periodo». Assist a Galliani su un eventuale biennio nell’anno solare: «Sono d’accordo con lui che il calcio adesso debba fermarsi e riprendere ad agosto o settembre».

Fassone dice la sua sui provvedimenti necessari a evitare il collasso del sistema calcio: «Il FPF deve avere una sorta di “anno franco”, ovvero il bilancio di questa stagione non deve essere calcolato per l’ammissione alle Coppe. Inoltre, i requisiti per partecipare ai prossimi campionati da parte della Federcalcio devono essere rivisti».

Fassone crede che «in media la riduzione dei ricavi per società si possa attestare sul 25%», ma in ogni caso la soluzione migliore sarebbe quella di «finire qui la stagione, non assegnare lo Scudetto e ripartire da fine agosto con date certe».

L’ex a.d. rossonero crede che la Serie A a 20 squadre sia un lusso: «Il sistema professionistico italiano è fatto di troppe squadre e occorre una riforma di sistema tipo quella che aveva in mente Michele Uva quando era direttore generale della Federazione, rimasta poi nei cassetti».

Sul tema del nuovo stadio di Milan e Inter, Fassone dice: «E’ evidente che scegliere di costruire uno stadio condiviso permette ai due club di spendere meno e pure questo ha una sua logica. Io invece penso ancora oggi che una società avrebbe dovuto rimanere a San Siro che, con pochi accorgimenti legati alla riduzione della capienza, potrebbe essere ancora perfettamente funzionale».

L’ex dirigente chiude con una battuta sul suo futuro, e a proposito di un’eventuale esperienza all’estero dice: «Sarebbe il completamento della mia carriera. Un paio di proposte mi sono arrivate in questo periodo, ma alla fine non erano quelle giuste per me. Però l’idea c’è».