(Photo by Gareth Copley/Getty Images)

Mentre gli altri club del massimo campionato di calcio d’Oltremanica lavorano al taglio ingaggi della prima squadra per cercare di poter onorare i contratti in essere con i dipendenti “non sportivi”, il Newcastle decide per l’esatto opposto. Garantiti i salari per i calciatori e lo staff, lavoro e pagamenti congelati per tutti gli altri.

Con un’email a firma del Managing Director Lee Charnley, il club del sempre più contestato presidente Mike Ashley ha informato gli impiegati che, a causa dell’emergenza per il Covid-19, il loro lavoro è “sospeso” (e non retribuito) a tempo indeterminato.

La società, quindi, invita i propri addetti a richiedere al Governo britannico i sostegni economici dovuti che dovrebbero garantire loro il recupero dell’80% del salario fino ad un massimo di 2.500 sterline al mese.

L’iniziativa esclude, come detto, le star e tutto lo staff della prima squadra, mentre include gli scouts e i tecnici delle diverse accademie.

Fa già discutere che, ad essere colpiti dalla decisione del presidente Charnley, sono anche tutti i lavoratori della Newcastle’s Foundation Charity, il settore del club che si occupa di beneficienza e che, si stava impegnando per distribuire cibo ai più bisognosi della città.

Alle polemiche, il direttivo delle Magpies risponde che “la decisione serve ad assicurare la sopravvivenza del club, amputato di più di 1 milione di sterline (solitamente incassate con la vendita dei biglietti) per ogni partita non giocata”.

Continua quindi il braccio di ferro tra la dirigenza ed i tifosi, già infuriati per la decisione del Newcastle FC di non rimborsare i tagliandi già venduti per le gare ancora da disputare.