Diego Godin (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

“Siamo stati esposti fino all’ultimo momento, hanno continuato a tirare la corda per vedere se si poteva continuare a giocare, fino a quando la situazione non è stata insostenibile e il sistema sanitario è crollato”: il difensore dell’Inter Diego Godin, tornato in Uruguay cpn l’ok del club, racconta la situazione in Italia in un’intervista a ESPN, criticando anche alcune decisioni e l’operato delle istituzioni.

“Abbiamo continuato a giocare per settimane – continua Godin – abbiamo continuato l’allenamento e giocato a porte chiuse anche contro la Juve, dove poi è stata rilevata la positività di Rugani. Noi e gli juventini siamo stati messi in quarantena e lì il campionato si è fermato. Sicuramente in quella partita c’erano altri giocatori potenzialmente infettati, quindi hanno messo direttamente in quarantena tutti noi”.

“Non sappiamo se e quando si tornerà a giocare: torneremo ad allenarci, ma è difficile prevedere quando gli stadi potranno contenere ancora 50/60/70mila persone. È veramente complicato. È come se fosse una mini-stagione, ormai siamo a casa da un mese senza toccare il pallone. È come se fosse una vacanza, come succede a giugno-luglio. Se dovessimo tornare a giocare, dovremo farlo intensamente e ogni due-tre giorni. Ma non so cosa potrà succedere”.