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Dzeko con la maglia della Roma (Antonietta Baldassarre / Insidefoto)

La scorsa estate è stato molto vicino all’addio, con l’Inter che sembrava a un passo dal portarlo via alla Roma. Edin Dzeko però è rimasto, ha accettato l’offerta del club giallorosso e ne è diventato addirittura capitano dopo l’addio di Alessandro Florenzi.

Le parole di Dzeko sul calcio mercato della Roma

L’attaccante bosniaco ha parlato di quello che manca ai giallorossi in una lunga intervista rilasciata a “The Athletic”: «È un peccato per un club come la Roma non aver vinto nulla in questi anni. Spero che questo possa cambiare, perché questo club merita di vincere trofei. Qui c’è tutto quello che puoi desiderare. Dobbiamo fare questo ultimo passo: vincere trofei. Ogni trofeo ti dà più fiducia nel fatto di poter raggiungere traguardi più alti».

Dzeko ha parlato anche del modo in cui vive le partite, dei suoi gol e dei suoi ex compagni di squadra. A tal proposito il discorso si è concentrato sulla rosa giallorossa del 2015: «Tanti buoni giocatori. Se ogni anno vendi un calciatore, perdi continuità. I giocatori nuovi hanno sempre bisogno di tempo per abituarsi al campionato e al club. Ma devo dire che la Roma è cresciuta molto negli ultimi 4 anni e ogni anno diventa più grande».

Dzeko orgoglioso della fascia di capitano della Roma

Sull’importanza della fascia da capitano: «Tutto cambia, è la vita. Non ho rubato niente a nessuno, è una cosa naturale. Sono l’unico calciatore rimasto rispetto a 5 anni fa. È un privilegio per me arrivare dopo Totti e De Rossi, che sono le più grandi leggende non solo della Roma ma anche in Italia. È una responsabilità ancora maggiore. Avevo 30 anni quando sono arrivato, l’anno prossimo ne avrò 34. Mi sento pronto».

Chiusura sul modo in cui bisogna vivere le critiche: «È il calcio, bisogna abituarcisi. Capisco che a volte tu segni un gol e tutti ti amano. Poi non segni per 3-4 partite e quasi tutti ti odiano. Direi che è naturale. Forse è difficile per alcuni giocatori, specialmente i più giovani. Per loro la pressione è maggiore. Per esempio, sono sicuro al 100% che non è la stessa cosa fischiare me o fischiare giocatori più giovani come Kluivert. È molto più difficile per loro».

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