Udinese plusvalenze pozzo
Alexis Sanchez ai tempi dell'Udinese (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Oltre 750 milioni di euro in plusvalenze, pari al 41% del fatturato complessivo. Il “Modello Udinese” nell’era Pozzo ha le sue solide basi sul calciomercato, seppur negli ultimi anni a mancare siano stati i risultati in campo.

Un modello che funziona ancora, secondo quanto sottolineato dal CdA del club nella Relazione sulla Gestione allegata al bilancio 2019: “La politica aziendale della società, da sempre perseguita, incentrata sulla ricerca e la valorizzazione di giovani calciatori sta continuando a dare risultati molto positivi anche in un contesto di mercato sempre più competitivo. L’esperienza acquisita e consolidata nel tempo, il cosiddetto “Modello Udinese”, nella ricerca di giovani e promettenti calciatori si conferma come elemento distintivo della società nel panorama del calcio professionistico”.

Lontani tuttavia i tempi di Bierhoff e Amoroso prima e di Sanchez-Di Natale poi, coincisi con i migliori risultati della storia dell’Udinese. Difficoltà sportive che hanno avuto anche un impatto dal punto di vista economico, considerando che, complici anche gli investimenti per il nuovo stadio (oltre alla modifica del calcolo degli ammortamenti), dal 2012/13 al 2017/18 i bianconeri hanno messo in fila bilanci in rosso per 61 milioni anche per un calo delle plusvalenze, tornando all’utile solo nell’ultimo esercizio 2018/19.

Dal 1992/93 (ultimi dati a noi disponibili) ad oggi, l’Udinese ha registrato 755,6 milioni di euro complessivi in plusvalenze, su un fatturato totale di 1,8 miliardi di euro (1,076 miliardi al netto delle plusvalenze): si tratta di una media di 27,9 milioni di euro dalle cessioni a stagione, su una media di 67 milioni di euro di fatturato complessivo annui (39,8 milioni in media al netto delle plusvalenze).

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In diverse annate, addirittura, le plusvalenze hanno superato i ricavi derivanti dagli altri settori: è successo in quattro occasioni (in 27 anni), l’ultima nel 2012/13 con plusvalenze per 87,2 milioni e altri ricavi per 66 milioni. Gli 87 milioni della stagione 2012/13, in cui l’Udinese ha ceduto tra gli altri Handanovic, Asamoah e Isla, sono il record in un singolo esercizio: la cifra minore invece è stata iscritta nel bilancio 1995/96, con 1,6 milioni di euro.

Il portiere sloveno e il terzino ghanese, oggi entrambi all’Inter, sono tra i migliori affari per i bianconeri nell’era Pozzo. La cessione che ha garantito la maggiore plusvalenza è tuttavia quella di Marcio Amoroso al Parma nel 1999/2000, con 37 milioni di plusvalenza: sul podio il recente affare Meret al Napoli, alla pari con la cessione di Sanchez al Barcellona nel 2011/12, entrambi con 26 milioni di plusvalenza.

Udinese plusvalenze pozzoA completare la top 10 le cessioni di Giannichedda alla Lazio (22,4 milioni nel 2001/02), Cuadrado alla Fiorentina (20 milioni nel 2013/14), Zielinski al Napoli (19,6 milioni nel 2016/17), Handanovic all’Inter (19,4 milioni nel 2012/13), Inler al Napoli (18 milioni nel 2011/12), Asamoah alla Juventus (17 milioni nel 2012/13) e Stefano Fiore alla Lazio (16,8 milioni nel 2001/02). Fuori dalla top 10 altri affari di rilievo per l’Udinese, come tra le altre le cessioni di Quagliarella al Napoli (14,3 milioni) e di Bierhoff al Milan (12,5 milioni).

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