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Gabriel Barbosa, attaccante dell'Inter in prestito al Flamengo (Photo by MAURO PIMENTEL/AFP via Getty Images)

ARTICOLO A CURA DI CESAR GRAFIETTI

La settimana scorsa si sono disputate le semifinali della Copa Libertadores e sono stati definiti i finalisti: il River Plate si è qualificato nella semifinale tutta argentina, eliminando il Boca Juniors di De Rossi. Nella semifinale tutta brasiliana, invece, il Flamengo ha battuto il Grêmio per 5-0 al Maracanã, conquistandosi l’accesso alla finale.

Dopo esserci concentrati sulle quattro semifinaliste, oggi analizzeremo più a fondo il solo Flamengo, che in 7 anni è passato da una condizione di difficoltà a diventare uno dei club più “potenti” economicamente tra le squadre di calcio brasiliane, insieme al Palmeiras.

Ma prima di parlare nello specifico Flamengo, analizziamo alcuni dati sugli affari con protagonisti gli atleti brasiliani. Questo tema è importante perché aiuta a mostrare la forza dell’attuale Flamengo, che nelle ultime 3 stagioni ha acquistato Diego Alves (Valencia), Diego (ex Juventus), Vitinho (CSKA Mosca), Gerson (Roma), Felipe Luis (Atletico de Madrid), Rafinha (Bayern Monaco), Pablo Mari (Manhester City), Rodrigo Caio (San Paolo), Gabriel Barbosa (Inter), Bruno Henrique (Wolfsburg / Santos), Arrascaeta (nazionale uruguaiano) e ha cercato la scorsa estate anche Mario Balotelli. Mentre i club brasiliani dipendono ancora dalla vendita di atleti (soprattutto all’estero) per sopravvivere, il Flamengo ha in parte cambiato la propria strategia, rafforzandosi con molti giocatori provenienti dall’Europa senza tuttavia tralasciare le cessioni.

Negli ultimi 3 anni, il volume dei ricavi delle negoziazioni in euro di giocatore brasiliani al’estero è cresciuto di oltre € 100 milioni, passando da € 134 millioni nel 2015 a € 242 milioni nel 2018. Considerando l’evoluzione del tasso di cambio, in realtà questa cifra è aumentata del 223% in reais (la moneta brasiliana) tra 2014 e 2018, e oggi è la seconda fonte di ricavi più importante dei club brasiliani. Senza la vendita dei giocatori, la maggior parte dei club brasiliani avrebbe ingenti perdite.

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Anche quando si parla di numeri di atleti trattati, il Brasile è la nazione con il più grande numeri di giocatori venduti al mondo, rappresentando circa 1/3 degli atleti dal Sud America negli ultimi anni, come dimostrato dai dati della Fifa.

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La premessa, dicevamo, era necessaria per entrare poi più nello specifico sul tema Flamengo. Come praticamente tutti i club brasiliani, il Flamengo è un’associazione, in cui i soci votano ogni 4 anni per scegliere il presidente del club.

Le elezioni per il cambiamento del club si sono svolte alla fine del 2012 e all’inizio del 2013 è entrato in carica il presidente Bandeira de Melo, supportato da un folto gruppo di soci il cui obiettivo era attuare un’amministrazione austera basata sulla trasparenza e sui controlli per poter “aggiustare” la situazione di difficoltà del club.

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Come si nota dai dati, il debito ha raggiunto € 133 milioni nel 2012, per un EBITDA di € 13 milioni con un rapporto di 10 volte maggiore. Ma la situazione è ancora peggiorata nel 2013 e 2014, quando il club ha registrato nuovi debiti che erano fuori bilancio e la cifra complessiva ha raggiunto € 151 milioni, con un EBITDA tuttavia in salita a € 34 milioni nel 2014.

Dal 2013, i ricavi hanno iniziato a crescere, sulla base di un buon contratto sui diritti TV, ma anche con un aumento dei ricavi pubblicitari e matchday. Allo stesso tempo, i costi e gli investimenti sono rimasti praticamente stabili nel periodo, confermando una gestione austera. Confermato anche dal mantenimento di una rosa tecnicamente limitata, tanto che per due stagioni il Flamengo è stato vicino a retrocedere in Serie B.

Lo scenario è cambiato dal 2016: il club, con una maggiore stabilità finanziaria, ha iniziato ad avere un debito compatibile con la capacità di generare flussi di cassa, con la maggior parte dei debiti nei confronti dello stato brasiliano per tasse non pagate – e la generazione di cassa viene regolata. Di conseguenza, con un debito di 106 milioni di euro da rimborsare entro 20 anni e con un EBITDA di 33 milioni di euro, il leveraggio finanziario è stato ridotto a 3,2 volte nel 2016 e investimenti e costi hanno iniziato a crescere.

Inoltre, il club è tornato nuovamente a vendere giocatori: nel 2017 ha ceduto Vinícius Jr al Real Madrid e nel 2019 Paquetá e Léo Duarte al Milan, giocatori che hanno formato la base della squadra che nel 2017 e nel 2018 ha riportato il club alle prime posizioni della Serie A brasiliana.

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Così già nel 2018 il club ha potuto aumentare i propri investimenti. Alla fine del 2018 ci sono state le nuove elezione con l’arrivo di un nuovo presidente, che ha confermato il suo impegno per l’austerità ma con un maggiore potenziale finanziario ha investito oltre 50 milioni di euro in acquisti anche oltre la rosa, considerando anche l’arrivo dell’allenatore portoghese Jorge Jesus, capace, insieme a Jorge Sampaoli che allena il Santos, di portare un nuovo modo di giocare in Brasile, portando elementi tattici contemporanei nel campionato rispetto al “vecchio”, tatticamente parlando, calcio brasiliano.

È importante sottolineare che il club ha un buon contratto televisivo, che gli garantisce circa 60 milioni di euro all’anno, lo stesso valore del Corinthians, ma circa il 40% sopra San Paolo e Palmeiras e quasi il doppio dei club come Grêmio, Botafogo, Santos e Fluminense. Il modello di negoziazione del contratto televisivo in Brasile è una combinazione di collettivo e indivuduale, tema al centro delle proteste dei tifosi degli altri club e argomento che approfondiremo in un prossimo articolo.

In ogni caso, è interessante notare come la gestione della ristrutturazione in maniera austera sia riuscita a sollevare il club da cattive condizioni finanziarie, trasformando il club in un marchio forte in grado di creare squadre competitive senza danneggiare le finanze. Altri club hanno aumentato le entrate derivanti dai nuovi contratti TV nel 2012, 2016 e 2019, ma hanno scelto di spendere, così come i club che hanno venduto molti atleti e anche speso al di sopra dell’ideale, mantenendo sbilanciata la situazione finanziaria della società. Ora dovranno guardare Flamengo davanti a loro, forse per molto tempo.

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