Mancini a DAZN: «Mi reputo un professionista perché vivo per il calcio»

In casa Roma la soddisfazione non manca dopo essere riusciti a centrare un’importante vittoria contro il Milan, ottenuta nonostante i tanti infortuni. Il risultato rilancia così i giallorossi in vista…

Mancini intervista DAZN

In casa Roma la soddisfazione non manca dopo essere riusciti a centrare un’importante vittoria contro il Milan, ottenuta nonostante i tanti infortuni. Il risultato rilancia così i giallorossi in vista della lotta alla Champions. Tra i protagonisti di questi inizio di stagione c’è Gianluca Mancini, arrivato nella capitale in estate dopo essere stato acquistato dall’Atalanta, che ha raccontato ai microfoni di DAZN come stia crescendo grazie agli insegnamenti del tecnico Fonseca. “La riconquista del pallone nella metà campo avversaria la vivevo anche a Bergamo, ma in maniera diversa. L’intensità negli allenamenti è simile a quella che c’era all’Atalanta con Gasperini. Cambia il modo di andare a prendere gli avverari, il modo di giocare del mister mi entusiasma”.

Pur essendo ancora giovane, il giocatore ha già le idee chiare su come marcare gli avversari e le sue preferenze: “Se devo scegliere tra uno strutturato e uno piccolo preferisco quello piu’ grosso fisicamente perchè me la posso giocare sullo scontro fisico e sulle palle alte”.

A differenza di altri colleghi, anche più navigati, Mancini non ha però grandi scaramanzie che applica prima di entrare in campo: “L’unica cosa che faccio è mettere prima il parastinco destro dove c’è il nome della mia compagna, e poi il sinistro”.

Essersi trasferiton nella capitale è stata una scelta che non rimpiante. “Una volta ho letto: “Roma è l’unico posto dove ti perdi e sei contento perchè scopri nuove cose” è veramente così! Viverci è unico, per la città e per la gente. Ogni tanto mi urlano per le strade “Oh Mancini Daje!!!” Mi fa piacere…Il senso di appartenenza esiste ed è grande per questa maglia, le pressioni ci sono ma devono essere positive, che ti aiutino a migliorare. Il salto è stato grande perchè Bergamo è una città meravigliosa, la gente ti ama, ma è una realtà piu’ piccola rispetto a Roma. Questo lo sto avvertendo ma la vivo serenamente”

 Mancini è uno che non ama trascurare alcun dettaglio, sin da quando era solo un ragazzo: “Nelle giovanili della Fiorentina andavo a scuola, avevo gli amici e poi giocavo, sempre con l’obiettivo di arrivare. C’era una impostazione ma finchè non sono arrivato a Bergamo non ho capito come bisognava comportarsi. Lì ho realizzato che per stare in Serie A devi cambiare totalmente, curare i dettagli. Oggi mi reputo un professionista perchè vivo per il calcio”

Non poteva mancare un accenno dedicato alla Nazionale: “Sulla nazionale: “E’ stata bella la prima convocazione, mi sembrava di essere passato dalla primavera alla prima squadra quando ero Firenze. Ero in Under 21 e Di Biagio mi disse che il CT Mancini voleva chiamarmi in Nazionale maggiore. Andai fuori di me, lì trovai giocatori come Chiellini, Bonucci, Veratti, Florenzi. Gente che io tifavo con le strisce colorate in faccia, fu incredibile!”

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Ecco poi un aneddoto legato al suo nome: “Sul cognome come il CT: “A Firenze mi prendevano in giro perchè dicevano che ero il figlio di Mancini, infatti Roberto mi fece una battuta una volta arrivato in Nazionale: “Ti chiami come me! Devi portare alto il nome” io gli risposi che tutti pensavano fosse mio padre”.

 Il difensore è particolarmente legato anche al suo numero, il 23, scelto per un motivo ben preciso: “Appena l’ho scelto la prima persona che pensai fu Davide Astori. Qui a Roma l’hanno avuto in tanti, ma soprattutto ce l’ha avuto lui. L’ho conosciuto per due mesi in ritiro a Moena con la Fiorentina. Ci sono state tante persone che hanno parlato bene di lui e se tante persone parlano bene di un uomo vuol dire che era veramente speciale”.

Il giocatore ha poi precisato quanto ami curare i rapporti umani: “Per le persone che amo provo a dare tutto me stesso. La mia compagna è cresciuta con me, ci siamo messi insieme che eravamo bambini, abbiamo fatto cose che ci hanno fatto diventare grandi come pagare una bolletta, andare in posta, firmare assicurazioni… Lei mi critica sempre, a Bologna presi il rosso, ero arrabbiato, la chiamai e mi disse: “espulsione giusta! Sta zitto de vieni a casa!” è forte anche in questo” – ha concluso.

 

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