finale Coppa Italia Primavera rinviata
(Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

È forse questo il tema più caldo per quanto riguarda il rapporto tra il calcio (e lo sport in generale) e il mondo della finanza. Negli ultimi anni le principali squadre hanno sfoggiato sulle proprie divise da gioco sponsorizzazioni derivanti da accordi con i migliori siti di casino online. E da questo genere di accordi commerciali sono arrivati importanti ricavi per le stesse società

Tuttavia, negli ultimi mesi c’è stato un azzeramento pressoché totale di questo genere di partnership. Il motivo? L’applicazione delle norme inserite nel Decreto Dignità, che prevedono il divieto di pubblicizzare e di sponsorizzare le piattaforme dedicate a quello che viene considerato gioco d’azzardo. Che in questo novero ci siano anche giochi di abilità come il poker, e persino le scommesse sportive, ci sarebbe da ridire.

Tuttavia, molte società italiane hanno avuto delle difficoltà nel reperire altre aziende pronte a investire in sponsorizzazioni con lo stesso contributo di piattaforme di gambling. E non mancano le soluzioni alternative, con le quali si riescono ad aggirare le regole vigenti nel nostro Paese da qualche mese.

Perdite per oltre 30 milioni

Partiamo dalle dolenti note, ovvero dai numeri che testimoniano quanto gravi siano state le perdite per le società italiane dopo l’applicazione delle norme incluse nel Decreto Dignità. Nella scorsa stagione erano ben 15 le formazioni del massimo campionato di calcio che avevano siglato un accordo commerciale con una società di scommesse sportive. Il ricavato complessivo ammontava a poco più di 30 milioni di euro.

Tra gli accordi più importanti che sono venuti meno, spiccano quelli tra la Lazio e MarathonBet per un ammontare di circa 7 milioni di euro, mentre sono 4 e mezzo quelli “persi” dalla Roma per via della chiusura anticipata del rapporto con Betway. In quest’ultimo caso, i giallorossi hanno dovuto rinunciare ai 6 milioni e mezzo che sarebbero arrivati grazie al rinnovo automatico dell’accordo con la società britannica.

E se si fa un confronto con le altre principali realtà calcistiche sparse per il mondo, il confronto è ancor più pesante. Basti dire che la Premier League vede metà delle 20 squadre partecipanti con una società di betting come main sponsor, il tutto per un giro di affari che ammonta a circa 77 milioni di euro. Sono invece quattro le società della Liga spagnola che concede lo sponsor principale sulle maglie a un casino online o sito di gambling.

Le soluzioni alternative

Vista la situazione a dir poco drammatica, che tra le altre cose rischia di portare dei grossi danni anche nel settore dell’intrattenimento (a rischio la posizione di Sky Sport 24 a causa delle grosse perdite sul piano delle sponsorizzazioni), alcune società di serie A che hanno un forte ascendente nei mercati esteri hanno deciso di attuare delle soluzioni alternative e cercare di attingere ancora dal mercato del gaming online.

E così sono in particolare tre le società che si sono rivolte a società che operano fuori dai confini italiani, in qualità di partner regionali. È il caso della  Juventus, che ha sottoscritto un accordo con la società 10Bet, la cui sede operativa è a Malta. Ma anche la Roma si è rivolta a una società estera, ovvero Awcbet, scelta come partner per l’Asia. Infine anche il Bologna si è rivolta a una compagnia asiatica, Jbo, dalla quale arriverà mezzo milione di euro.

E mentre in Italia si chiudono le frontiere del gaming, almeno per quanto riguarda la pubblicità e la loro comparsa sulle divise delle società sportive, all’estero si fanno carte false per avere testimonial che hanno fatto la storia dello sport. È il caso di Paddy Power, che ha scelto come “volto” un certo Josè Mourinho…

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