(foto Insidefoto.com)

Tre club italiani all’attacco contro IMG. Dopo le multe da 67 milioni comminate dall’Antitrust a MP Silva, IMG e B4 Capital per il cartello sui diritti tv esteri tra il 2008 e il 2015, ora sono le società che si muovono per le vie legali.

Come riportato da Milano Finanza in un articolo di Andrea Montanari, tre club sono passati all’azione contro IMG (unica società ancora attiva, considerando che le altre sono in liquidazione), chiedendo un risarcimento di 554,6 milioni di euro, puntando al sequestro conservativo di 344 milioni di euro.

Nel dettaglio, le tre società sono Torino, Fiorentina e Chievo Verona (assistite dallo studio BonelliErede), che nel luglio scorso hanno presentato tre istanze distinte nei confronti di IMG e di altre parti non correlate presso il Tribunale di Milano, sostenendo che IMG si è impegnata in pratiche anticoncorrenziali in merito alle offerte per alcuni diritti televisivi dei campionati di calcio di Serie A e Serie B.

Le tre società hanno chiesto a IMG rispettivamente 167,8 milioni, 241,6 milioni e 145,2 milioni di euro di danni, puntando al sequestro delle attività per un importo rispettivamente fino a 110,1 milioni, 152,8 milioni e 81,1 milioni di euro, come si legge in un documento depositato presso la SEC.

“La Società intende difendersi da tali accuse e il management ritiene che la Società abbia difese meritorie nei confronti di tali accuse, inclusa l’assenza di danni permanenti e reali. Il contenzioso, tuttavia, è intrinsecamente incerto e non vi è alcuna garanzia che la Società riuscirà a difendersi da tali accuse”, si legge nel documento.

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3 COMMENTI

  1. Beh non è che Toro e Fiorentina (soprattutto prima dell’arrivo di Commisso) facciano tanto di più … quando vado all’estero tutti conoscono Juve, Milan, Inter ma quando parli di Toro nessuno sa nemmeno che esista… poi oh avranno le loro ragioni eh!!

  2. non so caro Fabio in quali paesi tu vada e quali persone tu abbia intervistato ma il Torino è piuttosto conosciuto nel mondo. Certo i risultati degli ultimi decenni lo pongono distante dalle strisciate ma è piuttosto ovvio. E questo per le regole di spartizione inique e l’incapacità politica (Lega, FGCI), negli utimi decenni, di “vendere” il prodotto Italia all’estero.

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