Pallone Premier League (Photo by Christopher Lee/Getty Images)

Premier League pirateria – Lo streaming illegale starebbe portando perdite ai club della Premier League per circa 1 milione di sterline in sponsorizzazioni per ogni partita. La rivelazione arriva da uno studio, commissionato dal massimo torneo calcistico inglese, e condotto dalla società americana GumGum e da MUSO, azienda londinese specializzata in pirateria digitale.

Utilizzando il campione di otto partite del massimo campionato inglese della scorsa stagione, è stato rilevato che ogni incontro ha attirato – in media – un pubblico proveniente dallo streaming illegale di 7,1 milioni di spettatori. La maggior parte di questi era proveniente dalla Cina (un milione circa), ma altri Paesi hanno fatto registrare numeri importanti: tra questi Vietnam, Kenya, India e Nigeria. Il Regno Unito si è classificato undicesimo nella lista dell’utilizzo di servizi di streaming pirata.

La cifra di 1 milione di sterline, che andrebbe a colpire i club della Premier League in ogni incontro, è stata calcolata sulla base del pubblico legale e illegale e dall’impatto che questo ha sui redditi provenienti dalle sponsorizzazioni sul campo e da quelle sulle divise da gioco.

In un comunicato, il vicepresidente per le partnership e le strategie di GumGum Sports, Jeff Katz, ha dichiarato: «I club e gli sponsor non sono mai stati in grado di quantificare l’esposizione mediatica da streaming non autorizzato, che nel corso degli anni ammonta a miliardi di dollari di valore che non si è realizzato. Ora disponiamo di un set di dati unico che offre un vantaggio agli sponsor e consente ai club di dimostrare il valore creato per conto dei partner».

Il co-fondatore e amministratore delegato di MUSO, Andy Chatterley, ha aggiunto: «Il pubblico pirata è stato ignorato troppo a lungo perché non offre alcun valore reale ai titolari di diritti e ai distributori, ma la realtà è che questo grande pubblico vede le stesse divise e gli stessi sponsor di chi guarda gli incontri attraverso servizi legali».

«I proprietari dei diritti sportivi – ha concluso Chatterley – ora si stanno svegliando sul fatto che stanno lasciando sul tavolo un reddito importante non misurato dalle sponsorizzazioni, comprendendo e ottenendo informazioni sul pubblico pirata».

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