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Champions League (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

«Il discorso della Super Champions è complesso». Non solo diritti tv, nella lunga intervista rilasciata a MF – Milano Finanza a cura di Luciano Mondellini e Edoardo De Biasi  il presidente della Lega Serie A Gaetano Miccichè fa il punto anche sui progetti di riforma delle competizioni Uefa per i prossimi anni.

«Tutte le cinque grandi leghe europee (Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e Italia, ndr) non hanno approvato il piano e noi siamo stati gli ultimi in ordine cronologico a dire no. La gestione di una riforma così importante dovrebbe prevedere un maggiore coinvolgimento della associazione delle leghe europee, la European League», prosegue Miccichè.

 

«Ritengo che il giudizio negativo sia dipeso soprattutto da una mancanza di informazione e credo che una maggiore condivisione con altri club e leghe sarebbe stata utile. Non c’è dubbio che l’intervento in prima battuta del presidente della Liga spagnola  Javier Tebas  è servito a richiamare l’attenzione di tutti verso questo tema (argomentando che si sarebbe rischiato un calo dei ricavi per i club di circa il 40%, ndr). Detto questo, voglio che sia chiaro che la Lega di Serie A mantiene una grandissima disponibilità a valutare nuove modifiche al progetto ed è ampiamente disponibile a collaborare su nuove idee sia con la Uefa che con Eca».

«Come ho detto stanno cambiando tante cose nel business del calcio: la globalizzazione dell’audience e il diverso approccio dei tifosi nel scegliere le partite sono tendenze innegabili su cui tutte le Leghe devono riflettere. Penso anche che le convinzioni di Agnelli per migliorare il calcio con la Super Champions siano sincere. In particolare il progetto che stava caldeggiando avrebbe permesso, tra le altre cose, a una squadra che fosse riuscita a qualificarsi per la Champions League attraverso un buon piazzamento in campionato di avere poi ampie garanzie di partecipare alla competizione anche nelle stagioni successive. Una condizione ideale per chi vuole programmare investimenti su più stagioni. Non a caso proprio in questo ufficio mi spiegava che il piano non era certo pro domo sua, visto che la Juventus si qualifica praticamente sempre per la Champions League anche con la formula attuale. Piuttosto era un progetto che voleva garantire a un club di media grandezza che avesse raggiunto la qualificazione, come può essere l’Atalanta di quest’anno, di progettare con maggiore agio le stagioni successive senza temere di non avere più i fondi garantiti dalla Champions».

«Detto questo vorrei fare mia una considerazione del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, il quale dice che prima di fare qualsiasi riforma bisogna capire bene quali saranno i media predominanti con cui si guarderà il calcio dal 2024 in poi e come cambierà il modo di fruizione soprattutto da parte delle giovani generazioni. Altrimenti si rischia di fare una riforma inutile nel tempo. Non solo, ma poi è necessaria una profonda riflessione sui nuovi mercati di riferimento che stanno emergendo ora: per esempio la Cina, il Nord America e i Paesi arabi», conclude Miccichè.

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