(Photo credit should read JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Il presidente dell’Eca, Andrea Agnelli, è tornato a parlare da Malta, dove si è conclusa l’assemblea straordinaria dell’associazione dei club europei. Al centro della discussione, le polemiche delle ultime settimane alimentatesi intorno alla riforma delle coppe europee, Champions in primis, a partire dal 2024.

Agnelli ha voluto stemperare la tensione, tendendo la mano a un cambiamento partecipato. Dunque, “no” alle decisioni unilaterali e “sì” alle scelte condivise, come lo stesso presidente della Juventus ha voluto precisare: «Alcuni club sono venuti a Malta con scetticismo. La mia più grande soddisfazione è quella di aver spazzato via le perplessità, i club hanno capito. Sarà comunque un processo lungo, che coinvolgerà tutte le parti interessate».

«Dobbiamo superare le singole posizioni nazionali – ha aggiunto Agnelli – e pensare a ciò che è importante per tutti, per il futuro del calcio europeo». Sul nuovo formato delle coppe europee, e della Champions in particolare, il numero 1 dell’Eca ha confermato che «nulla è stato scolpito sulla pietra», e che «bisogna avere pazienza per conoscere i dettagli, ci sono ancora cose da studiare e dobbiamo cercare di trovare il giusto equilibrio».

Parlando dei prossimi appuntamenti, Agnelli ha aggiunto ancora: «A settembre a Nyon condivideremo i nostri punti di vista insieme all’Uefa. Siamo aperti a un confronto trasparente con tutti e vogliamo la soddisfazione di tutti. Abbiamo appena iniziato il dibattito, ieri e oggi è stato l’inizio del confronto. Il 2024 non è una data scelta a caso ma segna il nuovo calendario internazionale del calcio che deve essere scritto con tutte le Federazioni e la Fifa, con tutti gli azionisti del mondo del calcio».

«Dobbiamo trovare soluzioni nell’interesse del calcio. Sarà un processo lungo, anche se tutti vorremmo risposte subito. Ci sono questioni da affrontare a tutti i livelli e dobbiamo trovare soluzioni nell’interesse di tutti. Tutti però devono elevarsi dalla situazione di nazione e pensare a ciò che è meglio per il futuro del calcio europeo», ha concluso.

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