Leonardo, direttore sportivo del Milan (Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto)

Il Milan e Leonardo non ci stanno. Dopo la mancata sospensione della gara contro la Lazio per i cori e i buu razzisti, il dirigente rossonero passa all’attacco.

“L’arbitro aveva mille ragioni per sospendere quella partita. Doveva farlo”, le parole di Leonardo in una intervista alla Gazzetta dello Sport. “C’erano almeno mille motivi per interrompere quella partita. Con le nuove norme, non doveva neppure attendere il secondo o il terzo coro, gli bastava il primo per richiamare la squadre al centro del campo, far diffondere gli annunci e poi, in caso di altri cori, sospendere definitivamente la partita. Invece nulla. Ma i cori razzisti e gli ululati li hanno sentiti tutti. Se sono stati trasmessi due annunci dagli altoparlanti, significa che insulti e cori erano ben udibili da tutti. Eppure Mazzoleni ha tirato dritto, come se fosse stato l’unico a non sentire”.

 

Nel mirino soprattutto l’arbitro bergamasco. “Il nostro team manager ha segnalato i cori al quarto uomo. Ma fare pressioni serve fino a un certo punto. Il regolamento riconosce la discrezionalità d’intervento all’ arbitro. È lui che deve decidere. Non eravamo noi a doverci muovere per chiedere la sospensione, anche perché non volevamo che sembrasse un alibi per il risultato. Doveva decidere Mazzoleni. Penso però che gli arbitri dovrebbero essere tutelati e aiutati di più dalle istituzioni per non essere lasciati soli in momenti del genere”.

“Noi abbiamo diffuso un comunicato e chiederemo provvedimenti. Le norme per intervenire e combattere il razzismo da stadio ci sono. Basta applicarle. Alla prossima saremo più energici. Intanto chiediamo rispetto. Il Milan è 120 anni di storia e di valori. Non possiamo subire ciò che abbiamo subito mercoledì sera. Accettiamo la sconfitta, rifiutiamo gli alibi. Ma pretendiamo rispetto e giustizia”, aggiunge Leonardo.

Il dirigente rossonero conclude attaccando anche le istituzioni: “Prima ancora che si pronunciassero gli organi competenti (sul caso Kessie, ndr), con grande tempestività e grande indignazione, Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Gravina, Presidente della Federcalcio, hanno commentato in modo duro il comportamento dei nostri giocatori e chiesto pubblicamente dei provvedimenti. Curioso, per non dire grave. No? Ma dopo gli insulti razzisti a Kessie e Bakayoko di mercoledì non ho visto la stessa reattività e la stessa intransigenza. Giorgetti e Gravina, dove sono finiti? Il vice Presidente del Consiglio, Salvini, che se l’è cavata anche lui con un commento molto generico, ha usato la parola “vergogna” solo per il gioco del Milan. E invece bisogna spendere la vergogna per episodi molto più gravi”.

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