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Federica Pellegrini (Foto: Insidefoto.com)

Dalla ricerca “Women in Sport” di Nielsen emerge un dato che è un vanto per l’Italia: è l’unica nazione dove le tre atlete più conosciute sono dello stesso Paese. Negli altri mercati è forte la contaminazione di atlete estere. Questo ha un risvolto in termini di marketing: è l’Italia il mercato leader nel mondo per gli sport femminili?

L’Italia è un Paese per donne. Almeno nello sport. A dirlo sono i dati della ricerca “Women in Sport” di Nielsen che certificano un primato tutto italiano nel mondo: su 8 mercati internazionali, l’Italia è l’unica nazione dove le tre atlete più conosciute e amate sono campionesse tricolori. I dati certificano un plebiscito che non esiste in altri Paesi del mondo: il 90% degli italiani conosce Federica Pellegrini, mentre il secondo posto è occupato da Tania Cagnotto e Carolina Kostner con l’84%.

Sono percentuali che non si trovano nel resto del mondo. Basti pensare che l’americana Serena Williams è tra le sportive più note in quattro mercati su sei e l’atleta più popolare dopo le italiane è la spagnola Mireia Belmonte, che vanta solo il 71% di awareness tra gli spagnoli.

La differenza tra le Italiane e le omologhe di USA, UK, Germania, Francia, Australia, Spagna e Nuova Zelanda diventa ancora più marcata se si pensa che in tre casi su otto basta “incassare” poco più del 40% per salire sul podio per riconoscibilità.

Cosa significano questi dati? Una sola cosa: l’Italia sta diventando il Paese più fertile per l’ascesa delle atlete.

È un contesto che è maturato nel tempo grazie a imprese storiche di alcune campionesse che sono rimaste nella memoria collettiva.

Cosa dire delle imprese all’Europeo del 2017 di basket femminile della star Cecilia Zandalasini, fino ad allora semplice ventenne con la passione per la palla a spicchi, che hanno spinto Sky a trasmettere tutte le partite della sua Nazionale e, per due anni consecutivi, le finali di WNBA?  Oppure dell’inattesa cavalcata d’argento della Nazionale di volley femminile ai Mondiali 2018, che, oltre a far impallidire i più blasonati maschi, ha consentito a RAI2 di riportare un favoloso 43,1% di share per la messa in onda della finale? O il big match della XIX giornata di calcio femminile Juventus – Fiorentina, che ha richiamato 39.000 spettatori allo Stadium ed è stata vista da 342.628 spettatori medi su Sky Sport 1?

Da mesi il vento sembra essere cambiato e pare sia arrivato il momento perché gli investitori comprendano che le cenerentole si sono trasformate in principesse.

Non solo. Le nostre sportive stanno emergendo come vere e proprie icone, dimostrando una volta di più come il contenuto, il valore, la storia, fanno la differenza quando valorizzate da una strategia intelligente.

È il caso di Sara Gama, italiana di seconda generazione, calciatrice della Juventus e della Nazionale, inserita da Mattel tra le 17 personalità femminili internazionali “che hanno saputo diventare fonte di ispirazione per le generazioni di ragazze del futuro”, e omaggiata con una speciale Barbie riproducente le sue fattezze.

Oppure, per citarne solo un’altra, è il caso della giovanissima paralimpica Bebe Vio, per cui non basta più la libreria per archiviare le riviste su cui è finita in copertina e a cui ormai sono i campioni a chiedere il selfie: Federer, Bolt, Totti, Chechi, (per tacere di Obama, Mattarella, ecc.).

Il modello di business del futuro passa attraverso il personal branding e l’autoproduzione. Le campionesse italiane stanno dimostrando di essere delle icone genuine e che sanno trasmettere valori che emozionano le persone, a volte molto più dei colleghi maschi. In termini di marketing questo apre scenari che fino a qualche anno fa sembravano impensabili: investire in sport femminili e associarsi alle atlete italiane può diventare un volano di comunicazione unico per le aziende, soprattutto online.

I social di queste campionesse hanno delle potenzialità straordinarie, sia in termini di appeal che di valori. Non è un caso che Nike abbia posto proprio Serena Williams al centro della sua campagna di comunicazione globale.

Visti i numeri delle sportive italiane, viene da chiedersi: a quando la prima grande campagna di marketing con al centro un’atleta donna? I tempi ormai sono maturi per rivoluzionare tutti gli schemi.

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