La pay tv si trovano a dover combattere su terreni sempre più insidiosi per ritagliarsi la loro fetta di mercato a condizioni vantaggiose. E’ il caso di Sky, che da un lato lotta contro il modello Netflix e dall’altro deve fare i conti con il nuovo modo di fruizione dei contenuti pay da parte del pubblico e con una piaga difficile da sanare: quella della pirateria digitale.
Come spiega “Prima Comunicazione”, dalla primavera del 2018 fino all’autunno dello scorso anno l’emittente satellitare ha vissuto un periodo positivo. Gli abbonati sono cresciuti costantemente fino a toccare quota 5,3 milioni, anche grazie all’uscita di scena di Mediaset Premium e alla concessione dei pacchetti calcio in esclusiva alle piattaforme.
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Poi, in febbraio, il trend positivo si è fermato e i vertici hanno deciso così di cambiare il chief commercial officer, Daniele Ottier, e di sostituirlo da una task force di manager interni. La media company ha condotto l’anno scorso una onerosa campagna d’investimenti. Ha acquistato la piattaforma terrestre concorrente di Mediaset Premium, ha difeso i diritti del calcio dall’attacco di Mediapro e ha lanciato una ricchissima offerta Sport con sette gare di Serie A, Champions League, Europa League, Formula 1 e Motomondiale.
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Tutte spese importanti, che però non hanno trovato ritorni economici adeguati. E così si sente il bisogno di una nuova iniezione di energia, creatività e strategia. Per cui la scelta del nuovo amministratore delegato italiano, al posto di Andrea Zappia divenuto CEO europeo, diventa strategica e punta a un manager dal profilo molto forte.