dove vanno in cavanza i calciatori
Mauro Icardi e la moglie Wanda Nara celebrano il gol vittoria nel derby ( Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Wanda Nara non c’è, ma altri 800 futuri procuratori saranno domani a Roma per cercare di ottenere il ‘patentino’, come riporta l’Ansa. Il mondo della rappresentanza sportiva cambia pelle, soprattutto cambiano le regole di accesso alla professione: è in programma l’esame di abilitazione per diventare agente sportivo Coni, che si svolgerà secondo le nuove regole e che accantona la deregolamentazione selvaggia protagonista degli ultimi anni.

La legge di bilancio 2018 ha reintrodotto l’obbligo dell’esame per l’iscrizione all’Albo per poter esercitare l’attività di procuratore sportivo. Di fatto, si torna indietro di quattro anni, visto che le regole sono nel 2015, anno in cui la Fifa ha liberalizzato il mercato delle procure, dando il ‘la’ alla deriva nella gestione dei contratti degli atleti e alle percentuali milionarie dei procuratori. A decorrere da quell’anno, è stata eliminata la figura dell’agente sportivo, sostituita da quella dell’intermediario, con la conseguenza dell’eliminazione del test di accesso e la sostituzione dell’Albo con un mero registro. Ora si torna indietro ma il nuovo corso non è però piaciuto a tutti, suscitando critiche e prese di posizioni, alcune delle quale hanno già imboccato l’aula dei tribunali, con un gruppo di procuratori sportivi che ha già notificato un ricorso al Tar del Lazio chiedendo l’annullamento del bando relativo all’esame.

I ricorrenti (al momento sono otto) non contestano il ripristino dell’esame in sé, quanto il fatto che le norme introdotte contemplano una evidente disparità di trattamento tra chi ha operato prima della liberalizzazione e chi, facendo affidamento sulla nuova normativa, ha iniziato ad esercitare l’attività, stabilendo l’obbligo di ottenere un preventivo titolo abilitativo solo per i secondi. In pratica, i ricorrenti lamentano di non poter più operare perché sono state introdotte norme con effetto retroattivo che impongono oggi di acquisire un titolo per poter svolgere un’attività prima liberamente consentita.


Le novità reintrodotte prevedono adesso l'istituzione di un Registro nazionale degli agenti sportivi a cui accedere, previo esame, le persone che negli ultimi cinque non abbiano riportato condanne o abbiamo violato la normativa anti-doping. D'ora in poi, insomma, chiunque voglia esercitare l'attività dovrà svolgere (e superare) l'esame e iscriversi al registro del Coni e "agli sportivi e alle società affiliate ad una federazione sportiva è vietato avvalersi di soggetti non iscritti al registro, pena la nullità dei contratti". Sono esentati dalla nuova normativa gli agenti già abilitati prima della deregulation del 2015.

Tra i nuovi 'paletti' fissati dal legislatore, oltre al ritorno dell'esame per l'iscrizione all'albo ci sono anche i controlli sui compensi e sui familiari dell'atleta, il tutto alla luce del sole e senza più doversi attenere ai bilanci delle società che, ad oggi, indicano genericamente le spese sostenute dai procuratori, senza specifica alcuna per ogni singola operazione.

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