Gaetano Miccichè, presidente della Lega Serie A (foto Daniele Buffa//Insidefoto)

Il 2019 sarà l’anno in cui la Lega Serie A approfondirà il discorso relativo al canale tematico. Lo ha confermato il presidente della Lega, Gaetano Micciché, in un’intervista a Prima Comunicazione “Il termine ‘canale’ non è corretto. Dobbiamo lavorare sulla produzione senza delegare ad uno o più broadcaster”.

“Il tema è: cosa accadrebbe se Sky decidesse di non comprare più i diritti? Potrebbe essere meglio avere 30 milioni di clienti finali anziché due network? La Serie A è un contenuto in mezzo agli altri – ha proseguito -. Contano sempre più i player internazionali e il centro decisionale si sposta dall’italia. I player sono di fronte a tante opportunità e noi siamo solo una di queste”.



“Potrebbe convenire creare un nostro prodotto e venderlo a varie piattaforme in modo da conoscere meglio la segmentazione del mercato con ricadute positive anche per le politiche commerciali dei club”, ha spiegato Micciché.

“Era lo stesso approccio di Mediapro. Ma i tempi erano troppo stretti. Sarebbe dovuto succedere tutto da aprile ad agosto. Adesso possiamo studiare tutto senza ansia. Il 2019 sarà dedicato ad approfondire questi aspetti con il nuovo amministratore delegato, per il quale dovremmo farcela per metà dicembre”, ha concluso Micciché a Prima Comunicazione.

2 COMMENTI

  1. Senza ansia? Ma se in Lega ogni argomento è motivo di scontro (vedi fasce di capitano e tappetini lato porta tanto per citarne qualcuno) come pensate che per un aspetto vitale per l’intero calcio italiano sia così semplice l’accordo tra i 20? Vi dico come finirà secondo me: si faranno studi, progetti, previsioni, si spenderanno soldi per il canale e alla fine imploreranno sky di comprarsi i diritti almeno per lo stesso prezzo di oggi. Se non si mette mano agli stadi rendendoli piacevoli da vedere anche dal punto di vista televisivo e il contorno dello spettacolo la Lega partirà nelle negoziazioni sempre da una posizione di svantaggio.

  2. Penso che tutto dipenderà dall’andamento del numero degli abbonati delle pay tv. Se gli italiani si uniformeranno ad altri campionati più ricchi come la Premiere League, rendendo redditizio il loro business, nel 2021 il copione sarà il medesimo dell’ultima fase della trattativa completata quest’anno, con divisione di diritti su base oraria e piccolo ritocco verso l’alto del costo totale. Ad agosto Sky contava su circa 4.8 milioni di abbonati, se nel corso del prossimo anno e mezzo dovessero raggiungere i 5.5 milioni allora avranno credo recuperato il loro investimento maggiore di circa 250 milioni all’anno che versano da quest’anno. Se non riusciranno nell’obiettivo di ampliare il proprio bacino di clientela, fra tre anni offriranno sensibilmente meno di quanto fatto sinora, e allora sì, si renderà necessario creare il canale di rete, provando ad ampliare la platea totale dei consumatori di calcio, rendendo appetibile anche per le tv in chiaro l’acquisto di qualche match di seconda fascia. Credo che il progetto del canale sia meno improbabile di quanto si immagini.

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